San Pellegrino Terme – A questo punto si attende solo la presentazione del progetto e la posa della prima pietra. Altezze massime e volumetrie del nuovo centro termale di San Pellegrino (con annessi i due e il centro residenziale-commerciale), sono stati definiti e approvati. Venerdì sera, il Consiglio comunale della cittadina termale, ha infatti dato l’ultimo via libera alla variante al piano di recupero che delinea quelle che saranno le caratteristiche del cuore pulsante di San Pellegrino. Alti, come sempre, i toni del dibattito con il gruppo di minoranza (presenti solo due consiglieri della lista «Il ponte», Nicola Baroni e Walter Ghilardi), in questo caso sulle quattro osservazioni pervenute al piano di recupero (tre respinte e una accolta).


Motivo di particolare dibattito le altezze massime consentite nella nuova area termale: si potrà arrivare fino a 50 metri (l’edificio più alto sarà il nuovo albergo). E su tale ipotesi sono giunte due osservazioni, di Maria Lodovica Rota e Luigi Poma (quest’ultima fuori tempo massimo). Secondo i due cittadini, in pratica, la possibilità di costruire edifici fino a 50 metri sarebbe «sproporzionata rispetto al contesto ambientale».

Nella risposta illustrata dall’architetto Giovanni Battista De Vecchi, si fa notare che, rispetto alle previsioni iniziali del piano di recupero, sono state aumentate le altezze di terme e nuovo albergo, concentrando, in tal modo, i volumi nella parte pubblica e diminuendo, invece, quelli residenziali e commerciali. Cosa che consentirà di avere più spazi aperti proprio in quest’ultima area. «Gli edifici più alti – si legge ancora nella controdeduzione – saranno addossati alla montagna dove non esistono e non esisteranno costruzioni e i nuovi volumi, peraltro, saranno sottoposti alla verifica della Soprintendenza». Nella risposta, inoltre, si ricorda che già il Grand , nel suo punto più alto, raggiunge i 44 metri. Considerata senza fondamento anche l’osservazione per cui il nuovo non rispetterebbe la distanza minima dalla valletta del Boione «anche perché il corso d’acqua è intubato e con capacità ampiamente sufficiente».

L’osservazione (fuori tempo massimo) dei due gruppi di minoranza, invece, proponeva la riapertura del vecchio centro termale recuperato o di aumentare la superficie del nuovo centro termale da 3.500 a 7.000 metri quadrati; quindi di ridurre le altezze del nuovo e degli edifici residenziali-commerciali, di realizzare aree verdi e di mantenere nella posizione attuale l’antica fonte. Nella risposta il Comune ricorda «l’improponibilità del recupero edilizio» delle vecchie terme e «l’impossibilità di raddoppiare la superficie» prevista di quelle nuove, perché tale soluzione comporterebbe una spesa eccessiva per l’Amministrazione; si ricorda poi che, rispetto alle previsioni iniziali del piano di recupero, non sono state tolte aree verdi mentre la scelta di spostare l’antica fonte più a valle favorirà l’accesso al pubblico soprattutto di anziani e disabili.

Unica osservazione accolta è stata quella del che, oltre alla correzione di errori formali, ha chiesto di prorogare il termine ultimo per la stipula del previsto accordo sul recupero del Grand Hotel, inizialmente prevista l’8 luglio. Ancora forti le critiche della minoranza che ha parlato di «mera operazione immobiliare, all’interno della quale non si vede alcuno spiraglio di possibile sviluppo termale». «Oggi – ha detto Baroni – abbiamo la certezza che le promesse sono state clamorosamente disattese. L’operazione manca di quell’elemento di attrattività che doveva essere il nuovo centro termale».

«Questa è un’operazione a cui guardano tutta la valle e la provincia e ha il pieno appoggio della Regione – ha risposto il vicesindaco Vittorio Milesi –. E anche il Consiglio comunale doveva essere unito, invece c’è un crescendo di contestazioni, peraltro contraddittorie, dovute alle vicine elezioni comunali: con questa variante, rispetto alle previsioni iniziali, si riduce l’area residenziale ma, ciò nonostante, si continua a parlare di operazione immobiliare. Questo è un progetto da 200 milioni di euro, di cui 143 dovranno essere messi dal privato che, quindi, ha il diritto di capire se tutti i tasselli stanno in piedi. Anche se ciò non giustifica i ritardi». Ora non resta che attendere la presentazione del progetto delle terme. Percassi sta ancora trattando con il gruppo austriaco-thailandese Kempinski per la futura gestione e per la definizione del progetto stesso.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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