Rilanciare la vocazione turistica di un territorio, tramontata da almeno trent’anni con un segno forte di cambiamento e allo stesso tempo di ritorno alle origini. È questa la sfida del recupero di San Pellegrino Terme che mercoledì 16 aprile è stata illustrata agli studenti dell’Università di Bergamo da Gianluca Spinelli, responsabile dello sviluppo immobiliare del gruppo Stilo-Percassi, nell’ambito della giornata di studio su «Gli spazi artificiali e la fabbrica della vacanza.

Una riflessione sul dualismo naturale - artificiale nella costruzione di un’attrazione turistica, che va dall’esempio estremo di «contraffazione» architettonica del parco a tema o di Las Vegas, fino a esempi in cui i confini tra i due concetti non sono facilmente individuabili, come appunto è il caso del centro della Valle Brembana.

Ci troviamo di fronte a due edifici, il casinò e il Grand Hotel - ha spiegato Spinelli - che sono stati costruiti nei primi del Novecento secondo lo stile in voga nell’epoca, il liberty, ma che certo nulla hanno a che vedere con il territorio circostante. Si potrebbe discutere a lungo se si è trattato o meno di una “falsificazione”, ma il problema che si poneva per noi oggi era come impostare le nuove volumetrie, cioè le terme e il nuovo quartiere residenziale: riproporre il liberty ci è sembrato impensabile, così abbiamo scelto un concorso di idee a livello internazionale per lasciare un segno architettonico forte ma allo stesso tempo in armonia con il territorio.

Spinelli ha riassunto la storia di San Pellegrino, che da centro turistico a cinque stelle nel giro di pochi decenni ha finito con l’attrarre soprattutto lavoratori per la fabbrica, complice il disinteresse della proprietà delle acque che ha preferito concentrarsi sulla produzione. Oggi il rilancio passerà da un’offerta turistica diversificata, sebbene sempre «medio-alta», che si rivolge a un bacino di quattro milioni di persone in Europa e integra terme, sport, impianti sciistici e congressi. Su queste basi si fonda l’accordo di programma da 140 milioni di euro in cui sono coinvolti Regione, Provincia e Comune, e in un secondo momento anche la Sanpellegrino.

Questo è un passo per noi fondamentale, e non solo perché la società ci garantisce un buon numero di clienti per congressi e convegni - ha spiegato Spinelli -: lo straordinario lavoro che hanno saputo fare sul loro marchio, che oggi è il più conosciuto nel mondo, è per noi un importante volano. È significativo che la società abbia deciso di tornare a legarsi al territorio, anche perché mai come in questo caso il prodotto è indissolubile dal luogo di origine.

L’Eco di Bergamo