25Si è svolta a di la tradizionale festa di saluto degli alpeggiatori, in partenza per i pascoli alti. Per loro saranno tre mesi molto duri, legati anche alle condizioni della : di buon mattino si devono radunare le vacche nel «barek» per la prima mungitura, poi ci sono le «formage» in stagionatura da girare, quindi, a , una breve pausa per un pranzo frugale. Poi c’è sempre qualche attrezzo da riparare e arrivano la seconda mungitura e la cagliatura del latte per trasformarlo in formaggio.

È sera: le bovine si apprestano al riposo notturno, si smorza nei monti il «tuntunare» delle «cioche» e finalmente l’alpeggiatore ha qualche momento di pace. E allora, nel silenzio della natura, pensa alla casa che sta nel fondovalle. Ha detto nell’omelia don Augusto Benigni, che ha celebrato la Messa dell’alpeggiatore a Zorzone: «Sono momenti di solitudine che l’alpeggiatore dedica a se stesso, alla famiglia e a Dio, ammirando le bellezze della natura che il Creatore ha regalato all’uomo.

Sarete lontani dalla chiesa ma ben presenti nel grande tempio del Creato». La manifestazione – che riprende la festa del pastorello ideata mezzo secolo fa dal compianto maestro Pio Rodigari – è stata organizzata, con la collaborazione del Comune, dagli alpeggiatori Sperandio Colombo e Lino . Con loro, tra gli altri, il sindaco di Oltre il Colle Rosanna Manenti e il sindaco di Franco Zani.

Sergio Tiraboschi – L’Eco di Bergamo

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