Miracoli. Bernardino Luiselli: “Bambino guarito da un tumore”. San Giovanni Bianco – Al nome di Vistallo Zignoni, crociato vissuto nella seconda metà del ’400, è legata la presenza a della , la reliquia, che la devozione vuole, sia appartenuta alla corona della passione di Cristo. E’ questo che ci racconta, Bernardino Luiselli, ex giornalista dell’Eco di e appartenente alla commissione del 1995 istituita in occasione del V Centenario della traslazione della Sacra Spina. E’ proprio grazie a Zignoni, che oggi abbiamo qui a Giovanni Bianco la reliquia – spiega Bernardino Luiselli – Nella battaglia di Fornovo sul Taro, approfittando della confusione, il soldato riuscì a far prigioniero il valletto di Carlo VIII e si impadronì del bottino contenente tutta una serie di reliquie appartenenti alla passione di Cristo che consegnò al doge Agostino Barbarigo di Venezia.

Se non sono note le circostanze nelle quali una delle spine della corona arrivò a San Giuseppe Bianco, è invece noto come già dai primi anni della sua presenza in questo paese, la Sacra Spina divenne oggetto di intensa devozione da parte dei fedeli. Fenomeni prodigiosi legati al nome della Sacra Spina ce ne sono molti nella storia recente – dichiara Luiselli – Sono memorabili i fatti prodigiosi del 1921 e del 1932, anni in cui la data del 25 marzo coincise con il Venerdì Santo. E’ però il 1932 che sta nella memoria della gente: la Sacra Spina si macchiò di una goccia di sangue.

Prodigi e grazie speciali documentate o meno, sono tutte però legate al nome della reliquia. Di prodigi documentati ce ne sono molti – dichiara lo studioso – E’ il 7 agosto 1884 e un fulmine cade proprio sul campanile della Basilica di San Giovanni Bianco, perfora il muro lasciando un buco di 30 centimetri, ma la sacra spina è illesa.

Protagonista di un miracolo è invece Michele Pantalone, ragazzino afflitto da un grave tumore alla gamba, tanto che i medici sono per l’amputazione. Ma i genitori ungono l’arto del figlio con l’olio della candela ai piedi della Sacra Spina e il ragazzino guarisce. Numerose sono poi i salvataggi da burrasche varie – dichara Luiselli – Nell’Oceano viene salvato Michele Sanga, che trovandosi tra le acque burrascose invocò la sacra Spina e fu salvato. Stessa sorte per Antonio Giovanni, salvato da un nubifragio nelle acque del Mediterraneo». E’ invece a Monginevro che un gruppo di boscaioli di San Giovanni vede la salvezza. Bloccati da una valanga di neve, trovano la salvezza grazie alla protezione della reliquia. La suggestione collettiva e la devozione non è mai venuta meno nei secoli – conclude Luiselli – Nemmeno negli anni più difficili della storia di San Giovanni Bianco.

Il Nuovo Giornale di Bergamo

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