Percorso museale Casa CeresaIl maglio degli Zignoni tornerà a funzionare
Sarà la prossima tappa del percorso museale «Rinascimento brembano». Aperta Casa Ceresa

L’antico maglio degli Zignoni, attivo tra Quattrocento e Seicento, lungo il Brembo, per la produzione di strumenti in ferro, tornerà in funzione. Questa la prossima tappa dell’itinerario museale del «Rinascimento brembano», itinerario presentato sabato scorso in occasione dell’apertura di «Casa Ceresa», l’edificio che fu abitazione del pittore sangiovannese, tra i più importanti ritrattisti del Seicento, autore di oltre 300 tele oggi sparse tra chiese, collezioni private e musei, un po’ in tutto il mondo.

Posto nei pressi della chiesa parrocchiale, di fatto il museo non ospita quadri originali del Ceresa, di Boselli, Cavagnis o Cariani, i quattro pittori più famosi del passato di San Giovanni Bianco, ma solo riproduzioni. «Casa Ceresa» vuole essere, infatti, una sorta di dedica e di centro studi dell’arte e della storia di San Giovanni Bianco. Ospiterà, come in questi giorni, accanto alle collezioni permanenti, mostre estemporanee. Tante le autorità intervenute al debutto dell’edificio recuperato. Il sindaco Oscar Mostachetti ha ringraziato quanti hanno reso possibile la realizzazione di «Casa Ceresa», dalla Regione Lombardia ai privati che hanno concesso le collezioni (mineralogica, paleontologica, di «ferrarezza» e archivistica).

L’assessore alla Cultura Giovanni Milesi, invece, ha ricordato il significato di «Casa Ceresa»: «Non vogliamo certo competere con i musei della città, piuttosto vorremmo diventare un centro di studi di quel particolare periodo storico, tra il XV e il XVI secolo, durante il quale San Giovanni Bianco e la Valle Brembana si caratterizzarono per un particolare fermento culturale. Da qui il nome del progetto “Rinascimento brembano”». L’assessore regionale alle Culture Massimo Zanello ha ricordato l’impegno a favore del progetto culturale di San Giovanni Bianco ma anche «la scarsa attenzione dello Stato nei confronti della Lombardia nel destinare fondi per la cultura».

Durante l”inaugurazione – presenti, tra gli altri, anche l’onorevole della Lega Nord Giacomo Stucchi, il consigliere regionale Giosuè Frosio, il parroco don Luigi Manenti, il comandante della stazione carabinieri Luigi Amenduni, il presidente della Pro loco Castigliano Licini e il dirigente scolastico Franco Bonzi – è stata scoperta la lapide di intitolazione della via, adiacente il museo, a Giuseppe Milesi (1915-2001), pittore sangiovannese tra i più importanti del Novecento bergamasco. A scoprire la lapide il sindaco insieme alla vedova del pittore, Elena. Quindi la visita alle sale di «Casa Ceresa», con la mostra delle opere di Milesi (che sarà aperta fino al 9 settembre) e le collezioni, tra cui quella di Bepi Belotti, sulla «ferrarezza» e gli antichi strumenti in legno in Valle Brembana, posta al piano sotterraneo del museo.

Prossimo passo del progetto del «Rinascimento brembano», come detto, sarà l’acquisto delle vecchie fucine degli Zignoni, funzionanti tra 1400 e 1600. L’edificio, usato fino a qualche decennio fa come forno, si trova a lato del Brembo, proprio nei pressi di «Casa Ceresa». Verranno riattivati il vecchio maglio, la roggia e la ruota che lo facevano funzionare. Il Comune sta completando le trattative di acquisto, quindi occorrerà trovare i fondi per il recupero dello stabile e la riattivazione, ovviamente a scopo museale e dimostrativo, delle antiche fucine.

Qui si forgiava il ferro di Branzi Carona e Fondra
Oltre al museo dedicato al pittore Carlo Ceresa alla casa di Arlecchino e al museo del Cornello dei Tasso, l’itinerario storico-culturale del Rinascimento brembano comprenderà la riattivazione delle antiche fucine, aperte tra il 1400 e il 1600 nella zona del Ponte Vecchio sul Brembo, dalla famiglia di mercanti Zignoni. Nelle fucine c’erano i magli azionati da piccole «seriole» che prendevano l’acqua dal Brembo e qui si trovavano anche i mulini. Il ferro utilizzato, invece, proveniva principalmente dai forni di Fondra, Branzi e Carona, ma anche dalla Val di Scalve e da Valbondione. Gli Zignoni, oltre alle tradizionale produzioni delle fucine, erano specializzati nella realizzazione di speciali verghe richieste anche all’estero. Il Comune ha in corso la trattativa per l’acquisto dell’edificio che ospitava le fucine (per decenni usato come forno del pane) quindi dovrà reperire i fondi per il recupero. L’itinerario museale, dalla Casa Ceresa (proprio nei pressi delle antiche fucine degli Zignoni) proseguirà lungo la via Priula e la Via Mercatorum fino alla Casa di Arlecchino e a Cornello dei Tasso.

L’Eco di Bergamo - 31/07/2007