piantoniL’uomo teneva un diario della spedizione: “Ritirata per il forte vento … con rabbia! ”le ultime parole lasciate on line. Suo padre Livio era morto nel 1981 su una vetta delle Ande, il Pukajirka. La , a distanza di quasi vent’anni, ha preso anche il figlio: Roby Piantoni, 32enne di Colere, ha perso la vita ieri notte in Tibet sul Shisha Pangma, la 14esima vetta più alta del mondo. Le ultime notizie di sé le ha date il 13 ottobre, dal sito dove l’alpinista (insieme ai due compagni bergamaschi Marco e Yuri Parimbelli) teneva un diario della spedizione: “Ritirata per il forte vento … con rabbia!”, scriveva sotto una fotomozzafiato della montagna. « buone, ma durante tutta la notte passata al campo al campo avanzato il vento non ha mai, mai dato tregua: raffiche da 60 a 80 Km/h senza un secondo di tregua.

Io ero tranquillissimo, tra un sonnello e l’altro sentivo il vento, ma era troppo convinto, convintissimo che con l’arrivo del sole alla mattina il vento sarebbe sparito. Bene, alle 8,00 è arrivato il sole, ma il vento non cedeva.

Aspettiamo le 9.00, poi le 10.00: vento in rinforzo. Aspettiamo ancora: sempre vento e raffiche da non stare in piedi, vola neve a spilli pungenti sulla faccia. Decidiamo di aspettare al pomeriggio per sentire il meteorologo: ci dice giorni di vento, anche a 100Km/h a 7000m. È la prima volta che ci capita di passare 24h filate in tenda con fuori un tempo stupendo ma un vento furioso. Nei prossimi giorni danno ancora molto vento in rinforzo, vediamo un po’…». Purtroppo, la montagna non è stata clemente. L’incidente è accaduto alle 8 del mattino ora locale, quando in Italia erano le 3 di notte: «Sappiamo solo che è stata una fatalità –commenta il presidente del Cai di Bergamo, Paolo – forse una corda fissa che si è rotta o un rampone cheè scivolato mentre scendevano per tornare al campo base, dopo aver rinunciato alla salita.

Ora si tratta di capire se e come è recuperabile la salma». Quella che ha colpito Roby Piantoni è solo l’ultima di una serie di tragedie della montagna che anche in tempi recenti hanno visto come vittime esperti alpinisti bergamaschi. Giorno nero era stato il 12 luglio scorso, quando avevano perso la vita Ferruccio Carrara, 47enne di Nembro e istruttore nazionale di alpinismo, morto sulle vallesi, e l’istruttore Cai Alberto Consonni, di Pedrengo, caduto sulle sopra Bondione.

Mara Mologni – DNEWS