Giorni: 123. Comuni alle prese con la corsa forsennata a colpi di verifiche e controlli: 78. Già oggi fuori dai termini: sette. Ma la lista si allunga perché, anche se manca la certezza matematica, diverse amministrazioni stanno sul crinale rischiando il blocco della pianificazione urbanistica, conseguenza prevista dalla legge per chi al 31 dicembre non ha almeno adottato il Piano di governo del territorio. Il termine ultimo è già stato posticipato due volte negli anni, ma la Regione ora ha annunciato che non farà sconti. La paralisi implica niente più autorizzazioni a costruire per progetti su terreni edificabili, niente nuovi piani, le opere pubbliche messe in forse. Nella — visto che l’iter prevede tempi tecnici certi, come la pubblicazione della Valutazione ambientale strategica per almeno 60 giorni — stando alle stime della Provincia è già possibile dire che da gennaio decadranno gli strumenti urbanistici per Lenna, Cusio, , e .

In panne e Monasterolo, centri turistici che non hanno nemmeno avviato l’iter e potrebbero non far più costruire nemmeno un gazebo. Le motivazioni dei ritardi nei Comuni sono varie: i più si dicono bloccati da casse talmente in sofferenza da non riuscire a trovare i 40-50 mila euro necessari alla stesura. E se i sette centri sono una certezza, grazie a una verifica empirica condotta fra gli amministratori anche dalla Regione emergono le difficoltà gravi di altri, fra cui San , Castelli Calepio, San Giovani Bianco, Cisano. Lo stop da queste parti è ben più temibile che quello nei paesini d’alta montagna. «È vero, rischiamo. Ma tenteremo di adottare il piano in tempo — dice Vittorio , sindaco di San Pellegrino —. Il nostro territorio è montano e abbiamo dovuto chiedere verifiche geologiche e alcune deroghe».

Qui c’è l’accordo di programma per le nuove terme firmate da , con il progetto più volte rivisto. C’è una qualche influenza con il ritardo? «No. L’aggiornamento geologico riguarda anche una porzione della zona interessata dal piano ma — precisa l’assessore al Lavori pubblici Franco Nicolosi — non è l’unica. Il progetto delle terme è legato a un accordo del 2007, non dovrebbe subire contraccolpi». Tutto il resto della pianificazione invece è in bilico. Spiega Milesi: «Qualche terreno edificabile per cui potrebbero essere chiedeste autorizzazioni c’è, anche se non molti. Noi abbiamo un piano regolatore che funziona, in momenti di crisi come questi la Regione dovrebbe evitare di porci nuovi paletti. Oggi trovare i soldi per la progettazione non è semplice». In difficoltà anche Castelli Calepio, con i suoi diecimila abitanti: «È vero — conferma il sindaco Flavio Bizzoni —. Ci siamo affidati a uno studio che non ha concretizzato il lavoro, ora abbiamo riassegnato l’incarico. Il blocco ci preoccupa? Certo non arrivano molte richieste di autorizzazioni, vista la crisi». Ma anche ciò che si potrebbe muovere, ora rischia. L’assessore regionale al Territorio Daniele Belotti, che ha chiesto e ottenuto una proroga di 5 mesi per chi ha almeno adottato a dicembre, ribatte: «La legge è del 2005 — prosegue —, i Comuni hanno avuto sette anni. Per chi non ha adottato non ci saranno sconti, significherebbe non rispettare il lavoro dagli altri». I contenziosi sono dietro l’angolo, il privato che possiede un terreno edificabile e paga le tasse si troverà probabilmente a non poter costruire per un bel po’. In Lombardia sono 472 le amministrazioni che non hanno nemmeno adottato il Pgt.

Il Corriere della Sera – Bergamo e Provincia