San Pellegrino Terme – Dopo la «gara» tra il parlamentare azzurro Giorgio Jannone e il padano Giacomo Stucchi su chi ha presentato per primo la proposta di legge per la riapertura del casinò di San (se n’è occupato anche il senatore Valerio Carrara), l’argomento ieri sera è arrivato in Consiglio provinciale. A innescare la discussione una mozione presentata dalla Lega, che ha dato il la a excursus storici (si è rievocata la Bella Epoque), medici (il gioco crea dipendenza), e persino religiosi (con la citazione del catechismo) da parte dei consiglieri. Con un’insolita alleanza tra centrosinistra e Udc, d’accordo nel ritenere più dannosa che positiva l’apertura di una casa da gioco nel centro brembano.

E con una certa tensione tra Pd (contrario) e Vittorio , consigliere della Margherita e vicesindaco di San Pellegrino, sostenitore della riapertura. Dopo la sospensione della seduta per qualche minuto (richiesta da Forza Italia, per trovare un testo comune), il Consiglio (24 favorevoli, tre contrari e tre astenuti) ha approvato l’indirizzo di «impegnare la Giunta provinciale a operarsi presso la Regione perché si vada avanti con una normativa del settore e la riapertura del casinò», sostenendo la bontà del progetto per il rilancio turistico e occupazionale della , nell’ambito del più generale piano termale di .

Una richiesta simile è già passata nei giorni scorsi in Comune a San Pellegrino e in Comunità montana.
Lo stesso presidente ha dichiarato le sue perplessità – «per il gioco c’è gente che perde anche i pantaloni, non c’è da scherzare» –, ma alla fine si è detto favorevole: «Tanto se non lo fanno qui, lo fanno a 50 chilometri. Allora meglio qui». E ne ha approfittato per intervenire sul turismo, in particolare sul tema dei comprensori sciistici. «La Provincia da anni sta costruendo un disegno strategico perché le aree più deboli della possano vivere, lavorare, avere servizi e una viabilità all’altezza – ha detto Bettoni.

Quando si governa, si ha il dovere di dare risposte concrete, e il comprensorio sciistico è una di queste. A differenza di chi va in montagna una-due volte all’anno, dice che bello, e poi se ne va, lasciando i problemi lì». E il bersaglio diventa Legambiente: «Quelli che danno le maglie nere (il riferimento è la bocciatura da parte degli ambientalisti della Provincia per il comprensorio seriano, ndr) hanno sempre la pancia piena. E allora io di maglie nere ne vorrei avere non una, ma tre, facendo partire i comprensori anche brembano e di Scalve».

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