– Don Stefano Pellegrini parte da un’osservazione. «Se prima si faceva una raccolta viveri all’anno e si mandava a , ora ne facciamo 3 o 4 all’anno e restano qui, per le famiglie del territorio ». È dalla consapevolezza che la crisi sta cambiando concretamente la vita di molte famiglie che i vicariati della Valle Brembana oggi lavorano insieme per far tesoro di quello che già esiste e per animare le comunità cristiane attraverso l’informazione, il confronto e l’individuazione di possibili azioni. Quattro vicariati – - -San Martino oltre La Goggia, Brembilla-, -, Selvino-Serina –, circa 60 parrocchie, 43 mila residenti. La crisi ha cambiato le cifre nelle tabelle della valle: 4.000 posti di lavoro persi in 12 anni, circa 5.000 iscritte alle liste di disoccupazione. «La crisi ha una forte ricaduta sulle comunità – ha detto Giuseppe Miglio dell’Osservatorio diocesano mondo del sociale e del lavoro –. Ognuno nel suo piccolo può impegnarsi a fare qualcosa».

Sergio Anesa, coordinatore dell’Osservatorio, ha presentato i dati, evidenziando gli squilibri a livello nazionale e locale e suggerendo azioni concrete attraverso cui trovare nuove strade: reti d’impresa, consorzi e cooperazione, innovazione e formazione. «Occorre avere la consapevolezza della gravità della situazione – ha detto Anesa – e promuovere sul territorio iniziative che coinvolgano enti pubblici, associazionismo, impresa, sindacati e cittadinanza per costruire risposte adeguate e concrete. È dal territorio che devono nascere le istanze». Sulla questione giovanile è intervenuto Giuseppe Cavallaro dell’Osservatorio. «Abbiamo davanti problemi enormi e noi adulti chiediamo ai giovani di risolverli. Ma di queste grandi questioni a scuola spesso non si parla. Cosa succederà a questa valle? Quali saranno i progetti e le speranze? E poi, guardando al mondo, come gestire lo sviluppo in modo compatibile e quali strategie per produrre energia? Se non abbiamo noi adulti le risposte, non possiamo semplicemente scaricarle sulle spalle dei nostri figli».

Tante le voci e tanti i temi che nel tempo dovranno essere sviscerati e analizzati. Alessandro , artigiano, ha invitato a porsi in un atteggiamento attivo. Alla crisi non si deve resistere, ma occorre conoscerla e affrontarla attraverso formazione, innovazione e valore delle relazioni. Rinnovare vuol dire ristabilire legami che ci legano al territorio, alle imprese e alle persone». ha poi ricordato le due grandi ferite dell’usura e dei suicidi. «Bisogna superare la vergogna, parlare e condividere le difficoltà. Abbiamo pensato al welfare delle imprese ma dobbiamo tornare a fare welfare della persona». Oggi i disoccupati in zona sono 5 mila lore sottolineato anche da Pietro
Manenti, amministratore della cooperativa In Cammino.

«In questa realtà cooperativa brembana ci sono molte donne, tenaci e determinate. La salvezza
della valle passa anche dall’azione delle donne». Valentino Gervasoni ha messo in risalto come il valore necessario
da mettere in campo sia quello della responsabilità da parte delle imprese, delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori stessi. «Come Chiesa – ha detto don Francesco Poli direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale – non possiamo limitarci all’assistenza. Su questi temi possiamo darci da fare per capire dove orientarci. Si possa costituire in questo territorio un gruppo di lavoro per tornare su queste riflessioni e inoltrare istanze alle istituzioni e alla politica locale».

Monica Gherardi – L’Eco di Bergamo