p2060043Foppolo – Tanta neve non si vedeva dall’86, ma il record resta quello del ’51. Una risorsa e una minaccia: piste piene, ma paese isolato tre volte. Difficile dire se questo che ormai volge al termine sia destinato a restare nella storia come l’inverno 1950-51. Roba grossa, quella: 13 metri di neve alla Quarta Baita, racconta chi c’era, «che vuol dire che a ce n’erano almeno 25». Quest’anno ai 1.800 metri della Quarta Baita, dove gli strumenti di rilevamento sono più sofisticati di allora – e ogni mattina trasmettono i dati al Centro meteo di Bormio dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) – di metri in accumulo ne sono stati misurati sei.

Per la gente di piuttosto, il paragone più immediato è con l’inverno del 1985-86, l’ultimo in cui cadde tanta neve. Quella neve che per è madre e matrigna, una risorsa che dà da vivere e una minaccia con cui convivere. Ma è comunque qualcosa che non può mancare, quando è l’ora, «perché siamo qui a parlare di un inverno con tanta neve come se fosse qualcosa di anomalo – dice il sindaco Beppe Berera – ma in realtà gli inverni anomali sono stati gli altri, quelli senza neve». Quelli in cui la per Foppolo era sempre pulita e transitabile, d’accordo, mentre quest’anno è stata interrotta tre volte, lasciando il paese isolato dal resto del mondo. Però cosa si arrampica a fare la gente, su per quella pulita e transitabile, se poi quando arriva a Foppolo non ci trova la neve?

Un problema che non si è posto quest’anno, perché i fiocchi sono caduti per la prima volta a novembre e sono andati avanti a cadere fino a marzo. Più o meno regolari, e senza grandi sbalzi di temperatura. Che è la situazione ideale, perché quando la neve cade tutta in una volta o il termometro si mette a fare le bizze succede che il disagio diventa pericolo, e può degenerare in tragedia come accadde il 12 gennaio 1977, quando sul paese si abbatté la grande valanga che provocò otto vittime. «Fu una tragica concomitanza di circostanze eccezionali – ricorda il sindaco Berera -. Perché in ventiquattr’ore caddero due metri di neve molto farinosa. Perché la valanga scese lungo il canale Vallesino, al termine del quale trovò altra neve, staccatasi lungo il Cadelle, l’altro canale che confluisce sul paese, che le fece da trampolino naturale, “sparandola” sul centro abitato. E perché tutto accadde di notte».

Da quella notte, tutto intorno a Foppolo è stato un fiorire di misure di : opere di protezione attiva a monte (reti e barriere) per trattenere la neve, opere di protezione passiva a valle (dighe, terrapieni) per deviarla. Ma la miglior prevenzione non basta senza la prudenza, perché «l’unica cosa che non si può tenere sotto controllo è la variabile impazzita dei fuoripista e degli escursionisti. Per il resto anche sul fronte strade ormai è quasi tutto in . Manca un unico punto, in località Vago, a monte dell’abitato di . Ma la Provincia ha già appaltato i lavori per il nuovo paravalanghe».

Quest’anno la provinciale 2, la strada che collega Foppolo a Valleve e di lì al resto del mondo, è stata chiusa tre volte: a metà dicembre, all’inizio di febbraio e la scorsa settimana. Chiusure precauzionali, in qualche caso anche brevi o comunque interrotte da «finestre» di transito controllato, ma che hanno comunque provocato non pochi disagi per i ragazzi che da Foppolo devono raggiungere le scuole di (materna ed elementari), (medie) e (superiori). Ma anche per chi da Foppolo va a lavorare fuori, per chi da fuori viene a lavorare a Foppolo, per i turisti che rappresentano la principale risorsa del paese: dai 210 residenti, nei momenti topici della stagione bianca la popolazione arriva a toccare le 10 mila unità giornaliere con turisti e pendolari.

È il volto della neve madre, che quest’anno si è ripresentata con un regalo in più per Foppolo, quasi a farsi perdonare di averla un po’ trascurata negli ultimi anni: «Non abbiamo neppure avuto bisogno di avviare gli per l’innevamento artificiale – racconta ancora Berera – e questo ci ha permesso di realizzare un notevole risparmio in termini di consumo di acqua, di energia elettrica e di retribuzione del personale, visto che il lavoro deve essere fatto di notte. Pensare che l’anno scorso abbiamo sciato quasi solo su neve artificiale».

Quest’anno, invece, la neve c’è e si fermerà fino a tardi. Lo dice quella che ancora è sui tetti, quasi che cadendo fosse rimasta sospesa fra cielo e terra. Madre che disegna un fiabesco scenario da cartolina, matrigna che minaccia di sfondare tutto se quegli uomini che ci danno dentro con la pala non faranno alla svelta a «farla via». «Io sono alto uno e ottanta – grida uno di loro da lassù, giusto per dare un riferimento -. Lo vedete dove arriva?».

Piero Vailati – L’Eco di Bergamo

STAGIONE SKI 2008/ 2009 GRAN NEVE A FOPPOLO – Gallery fotografica

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