Foppolo – «Ti manderò una cartolina». Una frase buttata lì alla partenza nel momento dei saluti, prima di salire in auto o sul treno. Quasi per attenuare il distacco o anche per rendere partecipe, chi resta a casa, del nostro viaggio, per motivi di lavoro o per una vacanza oppure per turismo. Tutto da declinare al passato ormai. Perché il rito della cartolina è quasi scomparso. Non più la scelta dei coloratissimi cartoncini con panorami o vedute di monumenti, non più la ricerca di una frase al di là ’inevitabile «saluti e baci», e nemmeno il festoso annuncio è «arrivata una cartolina» che passava di mano in mano tra i commenti di tutta la famiglia, per essere alla fine conservata con ogni cura.


Adesso c’è il telefonino e pensa lui a tutto. Con i messaggini, le fotografie scattate e inviate in tempo reale, vedute panoramiche comprese. Un mercato ormai poco appetibile, e lo si vede anche dalla qualità delle cartoline che oggi sono in vendita: spesso bruttine, vecchie e ripetitive. Ed è difficile trovare i francobolli anche in località molto frequentate: tanti tabaccai, unici rivenditori autorizzati, ne sono sprovvisti e non si curano di fare rifornimento. Un impiccio rispetto al ricavato.

Una storia affascinante
È quindi una graditissima sorpressa il volume «Foppolo-Il paese si racconta nelle vecchie cartoline» che gli autori, Pinuccia Moioli e Nunzio Pezzotta, presenteranno domani. Il titolo può trarre in inganno. Non si tratta di un libro di cartoline: queste ultime ci sono, e tante, e sono il filo conduttore dell’intera opera, che tuttavia non si limita a una sequenza di cartoncini illustrati. Pinuccia Moioli e Nunzio Pezzotta non sono solo una ben assortita coppia, anche nella vita, di collezionisti. Con tutte queste cartoline e con un’attenta ricerca tra documenti e testimonianze d’ogni genere, hanno dato alle stampe un bel libro raccontando al tempo stesso una storia affascinante. Di Foppolo, naturalmente. Ma non è, come sottolineano, la storia di questa località, bensì del suo destino turistico, e poi c’è anche spazio per la Valle Brembana: ambiente, economia, popolazione, viabilità, trasporti, dati statistici.

«La cartolina – scrivono nella premessa – è la nostra memoria, è il simbolo del passaggio che si è realizzato, la testimonianza di uno sviluppo non solo strutturale, ma soprattutto dell’uomo, della sua responsabile partecipazione alla vita economica e sociale, con le sue scelte, i suoi errori, le sue fortune. Uno strumento per non dimenticare il cammino fatto». Un po’ troppo? Niente affatto. Basta sfogliare le quasi trecento pagine del volume (di grande formato e graficamente ben realizzato per l’editrice Grafica&Arte) per rendersi conto quale ruolo possa avere la cartolina nel raccontare le vicende di un luogo e di una comunità.

La storia di Foppolo, quella turistica s’intende, sembra aver avuto una origine del tutto casuale. C’era ben poco che potesse attirare in quel minuscolo gruppo di tra distese di prati, salvo il fatto di trovarsi in bella posizione tra le montagne. In particolare sul percorso che, dal versante , portava alla cima del Corno Stella. Dai vasti panorami, era una meta classica del neonato alpinismo , tanto che nel 1875 la sezione di del Cai (fondata solo due anni prima) incaricò i fratelli Berera, che gestivano un’osteria a Foppolo, di tracciare un fin sulla vetta del monte.

Da locanda ad albergo
Fu l’inizio. L’intraprendenza dei Berera fece il resto. Constatato che un buon numero di escursionisti frequentavano il nuovo , trasformarono la modesta locanda in un piccolo ma accogliente albergo. Come testimoniato nel 1878 nell’incerto italiano di un turista austriaco sul registro dell’albergo: «Io sono felice troppo che ho veduto questo luogo alpestre, ameno e bello e pittoresco, dove sono uomini bravi e cordiali». Qualche anno ancora, e Foppolo già stava cambiando scoprendo la sua vocazione turistica. Che fin dai primi anni del secolo si intuiva potesse avere un forte legame con lo sci. Nel 1903 sui prati splendidamente innevati del piccolo paese (del tipo Rio Bo: quattro case e una chiesa) si tiene la prima gara sciistica. Molto accortamente Pinuccia Moioli e Nunzio Pezzotta non incominciano subito a trattare questo argomento. Procedono per gradi nel raccontare, e illustrare, la storia della località. Perché per arrivare a Foppolo per prima cosa occorre una , che ancora non c’era. Ed ecco allora che i due autori, pescando una cartolina dopo l’altra dalla loro straordinaria raccolta raccontano la storia della viabilità brembana. Dalle strade più antiche, come la Priula (con emozionanti cartoline del passo e della Cà San Marco), alla ferrovia (e quindi lo di San Pellegrino), alle scomodissime carrozze che arrivavano fino a da dove si proseguiva a piedi o col mulo. Nonostante ciò a Foppolo, «stazione climatica alpina» come si presentava sulle prime cartoline, i turisti arrivano e trovano ad accoglierli l’albergo Corno Stella e la trattoria Alpinisti.

I «portatori» di sci
D’inverno a Valleve c’erano i «portatori»: di solito ragazzi che per pochi centesimi portavano a spalla gli sci fino a Foppolo. Nel 1934 arriva la strada, «solo per macchine piccole» come raccomanda il Touring Club in una guida, e subito nasce un servizio di trasporto pubblico. Auto e corriere salgono fin lassù a portare villeggianti e sciatori, addirittura con un collegamento diretto Milano-Foppolo. Nasce la Foppolo dello sci. Il tutto documentato e raccontato attraverso le cartoline, i testi e le note che li accompagnano: i primi impianti, la funivia, le piste, la , la Quarta Baita, gli alberghi, il piazzale gremito di auto e di pullman. Tanti e tanti ricordi per generazioni di bergamaschi che lassù hanno calzato per la prima volta gli sci. Un com’eravamo sul filo della storia e ricco di suggestioni.

L’Eco di Bergamo