Il progetto di recupero e valorizzazione della via Priula è valso a Michela , 24enne di , il conseguimento con lode della laurea specialistica in Culture moderne comparate all’Università degli Studi di . Michela, sostenuta e affiancata dal relatore Fulvio Adobati e dalla correlatrice Monica Resmini, ha racchiuso nella sua tesi uno studio che guarda alla Priula come possibile veicolo di uno locale attento alle dinamiche interne della e per questo poco invasivo. «L’idea – spiega l’autrice – è nata spontaneamente: vivendo a Mezzoldo, paese ancora oggi fortemente segnato dal tracciato della Priula, ho da sempre percepito l’enorme valore storico che la aveva rivestito. Approfondendo l’argomento, mi sono resa conto che essa, già dalla sua costruzione nel 1592, si era trasformata nella della Valle Brembana. Il suo percorso infatti ancora ai giorni nostri è ben leggibile nella geografia urbana dei paesi della Valle».

Da questa premessa Michela ha elaborato un progetto di riqualificazione della strada Priula riproponendo la stessa come itinerario turistico e storico che possa offrire all’escursionista anche spunti e suggestioni culturali. «Il punto di forza della mia tesi – aggiunge Michela – credo risieda nell’attenta analisi che ho condotto sulla popolazione brembana, da sempre poco aperta alle innovazioni turistiche. Da essa ho potuto dedurre che nella coscienza popolare brembana la via Priula è ancora fortemente presente anche se spesso viene confusa con altre strade. Ho creato dunque un progetto che guarda alla Priula come fosse un fil rouge che unisca realtà storiche territorialmente rilevanti ma slegate l’una dall’altra. Il turista affidandosi alla sola mobilità dolce (a piedi o in bici), ripercorrerebbe così l’itinerario Priula riscoprendo luoghi e testimonianze storiche oggi ancora poco valorizzate come la Dogana Veneta di Mezzoldo o la Casa Cantoniera a Cà San Marco».

Sul versante di Sondrio interventi dissennati
Oggi la proposta di escursione dello storico tracciato della Priula è compromessa da troppi dissennati interventi». Dal versante di Albaredo (Sondrio) della via Priula arriva la lettera di protesta di un lettore, Gianpiero Mazzoni, che lamenta la scarsa qualità di alcuni interventi di recupero e conservazione effettuati sull’antica strada di collegamento tra la Repubblica di Venezia e i Grigioni.

Nel mirino scelte del passato, come la decisione di utilizzare asfalto e cemento per la sistemazione di alcuni tratti della strada, originariamente in selciato, ma anche preoccupazioni per il futuro: «Le prospettive sembrano ancora peggiori; infatti è prevista lungo il tracciato la realizzazione di una nuova captazione lungo l’asta del torrente Bitto, mentre al passo San Marco, meta di turisti ed escursionisti, si pensa a un parco eolico con pali alti 60-80 metri, che verranno posti sul crinale proprio all’incrocio tra la provincia di Sondrio e Bergamo, a “coreografia” del bellissimo selciato di 500 anni per ora ancora conservato».

Per quanto riguarda i cantieri fin qui svolti, Mazzoni rileva: «La strada Priula, aperta nel 1592, poteva oggi diventare un itinerario eco-turistico in grado di proporre occasioni di fruizione attraverso paesaggi di grande suggestione naturalistica ed etnografica. Per questo il territorio che questa antica strada attraversa è stato destinato a Parco Regionale, e parte del tracciato della Priula lambisce un’area Zps (Zona di Protezione Speciale), grazie alle caratteristiche naturalistiche di particolare pregio faunistico e botanico. Come è possibile allora che con fondi pubblici si vada a devastare un territorio cosi ricco di risorse? Come è possibile che gli interventi lungo il tracciato non siano oggetto di verifiche e controlli?». Di qui la richiesta di «opere di ripristino ambientale» che riportino il percorso al suo originario splendore e permettano di «promuoverlo adeguatamente».

L’Eco di Bergamo