San Pellegrino Terme patria delle bollicine. Dopo l’acqua che l’ha resa famosa nel mondo, ora arriva anche la birra. Nei giorni scorsi è stata presentata all’Istituto la produzione del birrificio “Via Priula – San ”, accompagnata da un menù messo a punto per l’occasione dagli studenti delle classi quarta B e quinta D, con i docenti Mauro Spelgatti e Pietro Fontana. A dispetto della giovane età, comunque, i premi e i riconoscimenti ottenuti dal “Via Priula” (nome ispirato allo storico cammino che unisce a Sondrio) non si contano già più. Da ultimo, il quarto posto ottenuto lunedì 21 febbraio alla fiera “Sapore” di Rimini, nella categoria dedicata alle birre scure, ad alta gradazione alcolica, di ispirazione angloamericana.

La nascita del birrificio
L’avventura del birrificio è iniziata solo pochi mesi fa con Giovanni Fumagalli, farmacista e nipote dell’inventore della celebre “Magnesia San Pellegrino”. A Fumagalli si sono poi aggiunti Marco Orfino, barista alla “Caffetteria 52” di San Pellegrino, Mauro Zilli, albergatore dell’hotel “Papa”, e Serenella Lancini, moglie di Luca Manganelli, vecchia conoscenza di Fumagalli. Dopo aver prodotto birra in casa per più di quindici anni, i quattro hanno deciso di fare il salto di qualità e diventare dei “mastri birrai”.

Ovviamente, passare da poche decine di litri di birra casalinga ad una produzione industriale di diverse migliaia comporta costi e sacrifici. Da qui l’idea di appoggiarsi per i primi mesi di attività ad un microbirrificio già affermato, il Birrificio Artigianale della Bassa Bresciana (BABB) di Manerbio, in modo da risparmiare su spazi e attrezzature. L’intenzione è comunque quella di portare la produzione in valle già nei prossimi mesi: “Sarebbe un atto dovuto al forte legame che sentiamo con San Pellegrino”, ha affermato Fumagalli. Inoltre, sarebbe un modo per aumentare la produzione: a Manerbio il “Via Priula” può produrre fino a 20 ettolitri al mese, che vengono però venduti nel giro di poche settimane nei sempre più numerosi locali (non solo in provincia orobica) che la spillano. Disponendo di impianti propri, si potrebbero produrre diverse migliaia di bottiglie in più. E i tempi sembrano maturi: “Abbiamo già un deposito a San Pellegrino – ha sottolineato Fumagalli – ma ora stiamo accelerando per avere anche degli spazi di produzione nostri”.

La produzione “ DOC”
Il “Via Priula” si concentra ora su tre diversi stili birrai. La “Loertis”, “luppolo” in dialetto , è una pilsner prodotta secondo l’antica ricetta di Pilzen, città della Repubblica Ceca. L’amaro e il profumo del luppolo varietà Saaz si fondono con il sapore leggero del malto d’orzo, caratteristiche che si perdono nella maggior parte delle birre industriali: la Loertis, come da tradizione per le birre artigianali, non è pastorizzata né filtrata, e mantiene quindi inalterate le proprietà organolettiche.

Il “Via Priula” produce poi la “Bacio”, American Pale Ale ad alta fermentazione che ha fatto incetta di riconoscimenti in diverse fiere del settore; curiosamente, il nome deriva da un elisir prodotto a San Pellegrino durante i primi anni del Novecento. Completa l’offerta la Càmoz, birra scura dedicata all’alpinista Bruno Tassi: questa Imperial Stout è proprio quella fresca di quarto posto alla fiera di Rimini, ma già nell’agosto 2010 si era aggiudicata il primo premio del decimo concorso nazionale per homebrewers, ossia i produttori casalinghi di birra. Con ogni probabilità, comunque, nuove ricette verranno create in futuro. Fumagalli, alla fiera di Rimini, l’ha ribadito: “L’esperienza e la passione portano a nuovi esperimenti; alcuni birrifici propongono più di trenta tipi diversi di birra. Una possibilità per il futuro potrebbe derivare dall’uso di erbe della : dato che in Italia non esistono produttori di malti e luppoli, il legame con il territorio va ricercato in altre strade, come appunto nell’uso di ingredienti caratteristici”.

La volontà di legare la “Via Priula” al territorio è stata espressa ripetutamente dall’Amministrazione di San Pellegrino, che ha concesso l’uso dello stemma comunale sulle etichette del birrificio disegnate da Stefano Torriani. Il sindaco Gigi Scanzi intende infatti promuovere quello che è un prodotto autentico della zona, che fungerà da vero e proprio marchio per il turismo.

Il Festival
Con l’arrivo della bella stagione, saranno numerose le fiere e le sagre dedicate al mondo delle birre artigianali. Un appuntamento immancabile, seppur non ancora annunciato ufficialmente, sarà il “Festival delle birre bergamasche” organizzato proprio a San Pellegrino. Probabilmente proposto in primavera (verso fine maggio, dopo il giro d’Italia) nel parco dell’hotel Bigio, il Festival porterà in Val Brembana i principali produttori di birra della provincia bergamasca. Gli appassionati potranno così conoscere e degustare la produzione del “Via Priula”, ma anche di tutti gli altri (e sempre più numerosi) microbirrifici orobici.

Roberto Mazzola – Bergamo NEWS

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