Il nome dice tutto. Quasi sempre. L’acqua San Pellegrino si chiama come il luogo in cui nasce, ma c’è chi vorrebbe che si andasse oltre. È la filosofia dell’assessore regionale Daniele Belotti che quest’estate aveva scritto alla spa chiedendo che la provincia d’origine fosse riportata su tutte le etichette. Dopo un riferimento ai canoni (appena ritoccati da 0,51 a 1,20 euro al metro cubo) per l’uso dell’acqua versati alla Regione, la richiesta: «Sarebbe bello fare un riferimento preciso a Bergamo, o alla Valle Brembana, e magari applicare sul retro della bottiglia un breve messaggio turistico». Una provocazione che ha portato effettivamente a un incontro.

Risultato? Sarà incrementata la quota di bottiglie estere con la dicitura Bergamo. «La specifica è già presente in gran parte delle etichette: il 70% dei Paesi, per un 95% dei volumi di vendita. Stiamo valutando come arrivare alla copertura totale dell’export», spiega Fabio Degli Esposti, di Sanpellegrino spa. L’acqua è distribuita in 120 Paesi, più l’Italia.

«Qui al momento l’etichetta non subirà cambiamenti», precisa. Belotti è «soddisfatto, spero però si arrivi anche sul nazionale». Il dibattito ha contribuito all’iniziativa parallela del Qr. «Una bella opportunità – commenta Belotti – a costo zero per il pubblico, che valorizza, come giusto, il territorio». Anche per Giorgio Bonassoli, assessore provinciale, è «un’operazione lungimirante. Ringraziamo la società. La Provincia del resto sarà puntuale nel ricordare che la fortuna del prodotto dipende proprio dal territorio».

L’Eco di Bergamo

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