Non ci sono solo il Parmigiano, il Prosciutto crudo o il Gorgonzola tra i grandi prodotti dell’agroalimentare italiano oggetto di decine di imitazioni nel mondo: tra le vittime dei tentativi di «taroccamento» c’è anche la polenta e in particolare le varietà che compongono la . Questo il grido d’allarme che arriva dalla di , dopo che anche la Camera di orobica ha approvato in questi giorni un ordine del giorno a sostegno dei veri prodotti «made in Italy». Una mobilitazione che diventa ancor più urgente proprio dopo la scoperta di alcune «brutte copie» di polenta scoperte da negli Usa (in particolare in California): stesso nome, diversi richiami all’Italia sulla confezione, ma nulla di veramente italiano. E tra i prodotti orobici anche il ha da tempo nel mondo imitatori più o meno clandestini.

Per questo motivo la Coldiretti ha deciso di rivolgere un appello al presidente della Provincia e a tutti i sindaci dei «per aderire alla mobilitazione contro quelle iniziative che finanziano e sostengono all’estero attività di commercializzazione di prodotti agroalimentari con nomi italiani, realizzati però con materie prime straniere, con grave danno per l’agricoltura del nostro Paese e i suoi primati».

Una piaga costosissima
«La diffusione dei falsi agroalimentari – spiega il neo presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – è una vera e propria piaga perché sottrae all’economia nazionale 164 milioni di euro al giorno. La difesa dell’identità territoriale delle produzioni è una necessità per combattere l’omologazione degli alimenti, delle culture, dei saperi e la delocalizzazione delle attività produttive ma anche per evitare danni ai consumatori e ai produttori che a causa della crescente diffusione del “tarocco” perdono quote di mercato».

I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono l’Australia, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti dove, ad esempio, solo una piccola percentuale dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di veri formaggi made in Italy, mentre per il resto si tratta di falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale. Altre produzioni bergamasche imitate sono il Gorgonzola, copiato dal Gorgonzola Statunitense e dal Cambozola tedesco, e il Grana Padano che unitamente al Parmigiano Reggiano, copiati dal Parmesan, rappresentano la punta dell’iceberg del falso diffuso in tutto il mondo.

«Ciò che vogliamo contrastare – sottolinea il direttore della Coldiretti di Bergamo Lorenzo Cusimano – è un’azione sleale nei confronti dei nostri agricoltori che con il loro lavoro hanno saputo costruire un patrimonio che tutto il mondo ci invidia, ma è anche un affronto al Paese che in questo momento di difficoltà deve puntare sulle sue eccellenze e non svilirle».

L’Eco di Bergamo