Piazzatorre – O l’ufficio postale apre sei giorni la settimana, o Poste Italiane paga il canone d’affitto al Comune. È l’ultimatum che lancia il sindaco di , Michele Arioli. Dal mese di ottobre, infatti, l’ufficio postale apre solo tre giorni la settimana. Un disservizio, con conseguenti disagi per la popolazione, che si registra anche qualche chilometro più a : a , dove l’apertura, dal 1° di maggio, è diminuita da sei giorni a tre. Entrambi i sindaci chiedono a Poste Italiane di rivedere il piano delle aperture degli uffici e venire incontro alle esigenze dei residenti.

Code per le bollette
Cominciando da Piazzatorre, il problema nasce dalle code, sempre più frequenti, che i clienti devono fare soprattutto in giornate di pagamento pensioni o di scadenze per pagare le varie bollette. «È da anni che combattiamo contro i disservizi delle Poste e da mesi, con lettere ruvide, incontri nelle sedi di e , stiamo cercando di evitare la riduzione dei giorni di apertura – spiega il primo cittadino Michele Arioli –. L’azienda attualmente non è intenzionata a aumentare i giorni, quindi la mia intenzione è quella di inserire nel contratto il pagamento del canone mensile». L’ufficio postale è ospitato gratuitamente al piano terra nell’edificio comunale e Arioli è deciso: se non viene garantita l’apertura a regime, Poste italiane pagherà l’affitto e «l’allacciamento all’Enel se lo farà in modo autonomo».

Aperto per tre giorni
L’apertura nei tre giorni la settimana, di martedì, giovedì e sabato, per Arioli è inoltre stata comunicata in modo poco corretto. «Non è stata comunicata ufficialmente – afferma il sindaco – l’utente arrivava all’ufficio e si ritrovava la porta chiusa con un avviso di chiusura a giorni alterni solo per alcune settimane, poi per altre e alla fine abbiamo intuito che il provvedimento era per sempre». Ma i disagi postali non finiscono certo a Piazzatorre. A Lenna infatti le Poste sono aperte solo di lunedì, mercoledì e venerdì. E a farsi sentire sono alcuni cittadini che faticano a stare al passo con questa organizzazione.

Infatti le conseguenze della chiusura dell’ufficio di Lenna, da sei a tre giorni la settimana, pesano sugli altri uffici aperti. «A ci sono code lunghissime e non ci sono parcheggi» spiega un sessantenne. Qualcuno lamenta anche la chiusura «a sorpresa»: «Se so che è aperta di mercoledì ci si organizza, ma sono già tre volte nell’arco di poche settimane che sono arrivata all’ufficio postale e la saracinesca era chiusa senza preavviso» aggiunge una ragazza che lavora in zona.

Dai chiarimenti al marketing
Il primo cittadino, Stefano Ambrosioni, afferma che pur comprendendo le ragioni alla base della politica aziendale, «non posso certamente tacere il disagio che i cittadini devono sopportare per poter fruire di un servizio di pubblico interesse». Il sindaco ha incontrato, tramite la Regione, l’azienda per un confronto diretto sui problemi causati dalla riorganizzazione degli orari di apertura degli uffici. «La convocazione aveva un ordine del giorno ben preciso: migliorare la funzionalità del servizio – racconta Ambrosioni –. L’incontro si è invece trasformato in una bella mattinata di marketing».

Mannaia su
La riduzione dell’orario di apertura di Lenna penalizza i cittadini, ma anche le attività produttive presenti sul territorio comunale. «Com’è possibile – si chiede il sindaco – che in alta Valle le banche abbiano sportelli con più di quattro operatori e le Poste non riescano a garantirne nemmeno uno?». Di recente la mannaia ha colpito anche le Poste di Branzi con la chiusura dell’ufficio il mercoledì.

Arizzi – L’Eco di Bergamo

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