: rinuncia alle ore per allattare e le chiede per il marito. «Ma solo dopo aver insistito l’Inps mi ha riconosciuto il diritto. Valnegra«Guardi, nessun uomo ha mai allattato, quindi mi sembra strano che suo marito abbia diritto di stare a casa dal lavoro al suo posto». Detta più o meno così, la risposta fornita qualche settimana fa dall’Inps di a una coppia di Valnegra, sembrerebbe più che logica. In realtà – e forse pochi lo sanno – il padre lavoratore può fruire dei riposi giornalieri (una o due ore al giorno) per accudire i figli (nel primo anno di vita) nel caso in cui la madre lavoratrice dipendente non si avvalga di tale permesso: questo in base alla legge sul congedo parentale del 2001.

E, perdipiù, in virtù di una circolare dell’Inps del 25 novembre scorso, a tale diritto possono ora accedere anche i padri le cui mogli sono semplicemente casalinghe (quindi non lavoratrici dipendenti). Il caso: una mamma trentatreenne di Valnegra, impiegata in uno stabilimento a , giunta al termine del periodo di astensione facoltativa per maternità, riprende regolarmente a lavorare rinunciando – dice – ai permessi di allattamento per due ore giornaliere previste per legge fino al primo anno di età della figlia. Rinuncia a favore del marito trentaseienne, dipendente di un’azienda florivivaistica dell’alta .

«Ma quando a inizio ottobre mi sono rivolta all’Inps di Zogno – dice la mamma – mi è stato risposto che non erano al corrente di tale diritto, dato che nessun uomo ne aveva mai fatto richiesta. La legge, però, io l’avevo letta. Così ho chiamato dove mi hanno confermato il diritto di mio marito a usufruire delle ore per l'”allattamento” a cui io avevo rinunciato. Così ho inviato all’Inps di Zogno, competente per la valle, tutta la documentazione necessaria per fare in modo che mio marito potesse stare a casa». «Finalmente dall’Inps – continua la signora di Valnegra – ho ricevuto rassicurazioni verbali che la richiesta andrà a buon fine, ma finora non abbiamo ancora ricevuto alcuna documentazione scritta. E nel frattempo, proprio sulla base delle rassicurazioni dell’Inps sul permesso di paternità, mio marito ha iniziato ad assentarsi dal lavoro due ore al giorno. Spero solo che, alla fine, quanto gli spetta venga effettivamente pagato dall’Inps».

«Ora ricevo uno stipendio ridotto del 25% – spiega il marito – e non sono ancora sicuro se sarò rimborsato. Mi sembra assurdo tutto quanto successo e che si debba insistere per far valere un normale diritto».
Dall’agenzia di Zogno, i dipendenti sostengono «che si tratta quasi certamente della prima richiesta di questo genere in Valle e che, purtroppo, il disguido dipende anche dalla mole di lavoro che abbiamo, sia come pratiche sia allo sportello: siamo in quattro dipendenti e l’agenzia dovrebbe averne dieci».

«Sul diritto del padre non ci sono dubbi – dice Salvatore Vilardi, direttore provvisorio dell’agenzia Inps –. La pratica è molto rara, ma verrà risolta, è solo questione di tempo». E anche all’agenzia di Bergamo sostengono che casi del genere siano abbastanza insoliti. «Le richieste sono state pochissime – dice Cesare Di Pasquale, responsabile delle prestazioni a sostegno del reddito –. Forse aumenteranno ora che, in base alle nuove recenti disposizioni, potranno usufruire del riposo giornaliero anche i mariti con moglie semplicemente casalinga».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo