San Pellegrino Terme – L’immaginazione dovrà correre. E tanto. Non solo per ricordare i personaggi storici che alloggiarono nelle sue stanze, ma anche per intuire come potevano essere mobili e arredi . Il Grand Hotel, l’albergo di re, principi, generali, musicisti e poeti di inizio Novecento, riaprirà ai visitatori: a 33 anni dalla chiusura e, come sorta di meta «turistica», per la prima volta nella sua storia ultracentenaria. L’occasione sarà data domani, dalle 12 alle 13, nell’ambito della «Giornata europea del patrimonio». Ma, per evitare dispiaceri ai visitatori, meglio avvisare subito che del lusso che fu, poco o nulla troveranno: qualche mobile accatastato in cinque camere al terzo piano e stanze sostanzialmente vuote e disadorne.

Quanto meno si potrà avere un’idea della grandezza della suite che ospitò la regina d’Italia Margherita nel 1905 (ma in visita ci fu anche la regina Elena di Savoia nel 1929) o del panorama che gli altri ospiti illustri avevano dai piani affacciati su Brembo e Casinò.

Fino a tre anni fa, peraltro, il si poteva visitare, ma limitatamente al piano rialzato, dove per molto tempo si sono tenute aste di antiquariato. Era l’occasione estiva per vedere anche le vecchie sale ristorante, la sala da ballo e le sale biliardo, «tappezzate» di quadri e specchi (ma non tutti originali dell’hotel).

Dal 2007 l’albergo è chiuso anche al piano rialzato. Dall’anno dopo, infatti, sono iniziati i lavori di restauro delle facciate, di consolidamento dell’ultimo piano e di rifacimento del tetto, grazie all’operazione di rilancio in corso con Regione, Provincia e . Cantiere sostanzialmente concluso, tranne qualche particolare ritocco ancora da terminare. Domani si riapre: a tre anni dalle ultime visite con le aste e a 33 dalla chiusura definitiva dell’albergo, avvenuta nel 1977, ultimo anno di attività.

«La parte forse più interessante resta ancora la hall d’ingresso con i grandi lampadari – spiega Fausto Galizzi, presidente della società Grand Hotel di San Pellegrino (al 95% del Comune e al 5% della Provincia, ndr) –. Poi ci sono altri quattro piani di stanze, ma ormai tutte vuote e disadorne. Le più grandi che ospitavano gli ospiti illustri erano quelle affacciate al Brembo e al primo piano. Tutte le camere, peraltro, oltre ad avere l’ingresso sul corridoio centrale, erano collegate tra loro da una porta. In tal modo una camera poteva raddoppiare o anche più, a seconda di chi accoglieva e delle sue esigenze».

Il programma della visita di domani organizzata dal Comune, prevede alle 10, nella hall del casinò, una conferenza sui restauri del Grand Hotel e del Casinò: interverranno Walter Milesi, direttore e progettista dei lavori di restauro del Casinò e Marco De Vecchi, direttore e progettista dei lavori di restauro del Grand Hotel. Dalle 12 alle 13, quindi, la visita guidata al Grand Hotel, con salita ai piani superiori a piccoli gruppi. Nel pomeriggio, dalle 14,30 dal Tempio dei Caduti e, dalle 16,30 dalla parrocchiale, due itinerari con Teresa Orlandini alla scoperta del Liberty (iscrizione in biblioteca a cinque euro). Il Grand Hotel, costruito in 22 mesi, tra il 1902 e il 1904, funzionava solo in estate, non essendo dotato di impianto di riscaldamento. Esempio maestoso di stile liberty, all’epoca era uno degli più importanti e grandi d’Europa: lungo 128 metri, era dotato di 300 vani e 139 camere, suddivise su quattro piani più mansarda. Così lo esaltava una pubblicazione dell’epoca: «Per sontuosità esteriore, sapienza distributiva di reparti, raffinata signorilità di servizi, il Grand Hotel non solo ha il primato tra gli d’Italia, ma è in grado di sostenere il confronto con i maggiori delle stazioni estere».

Per anni divenne meta della nobiltà europea, ma anche di campioni dello sport, della cultura e dello spettacolo: dalla regina Margherita di Savoia fino a Eugenio Montale, passando per Pietro Mascagni, il generale Luigi Cadorna, il gran duca Pietro di Russia, il duca d’Aosta e la consorte Letizia Napoleone, gli imperiali Romanov di Russia e il principe Umberto, futuro re d’Italia. Nel 1964 anche Federico Fellini soggiornò al Grand Hotel, girando con la Masina alcune scene della «Giulietta degli spiriti». Dopo aver ospitato anche la Nazionale italiana di calcio in partenza per i Mondiali in Cile e l’Inter del «mago» Herrera, chiuse malinconicamente nel 1977: i preziosi interni, tappeti, dipinti e arredi vennero messi all’asta e pochi sono quelli rimasti. Nel 2004 il libro con le firme degli ospiti del Grand Hotel è tornato a casa, donato al Comune dal nipote dell’ultimo gestore dell’albergo. Ma ora San Pellegrino spera di aprire un’altra pagina di storia, altrettanto gloriosa.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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