È stata raggiunta un’intesa di massima alla Valbrem, che entro fine anno dovrebbe portare all’attesa firma dell’accordo. Si è trattato di un doppio «round» per azienda e sindacati, che ieri si sono incontrati prima in Provincia e poi in Confindustria Bergamo. Stando ai sindacati l’incontro in Provincia non ha portato i risultati sperati e solo nel tardo pomeriggio si è arrivati a definire un’ipotesi di accordo che le parti andranno a ridiscutere lunedì, dopo che sarà sottoposta ai lavoratori in un’assemblea convocata lo stesso giorno.

Gli ammortizzatori
Sul fronte degli ammortizzatori sociali c’è la richiesta di tre mesi di Cassa integrazione in deroga a partire dal 1º gennaio fino al 26 marzo, quando, a distanza di più di otto mesi dall’ultima cassa straordinaria – potrebbe essere avviato un periodo di cassa speciale per cessazione dell’attività (sul tavolo c’è l’ipotesi di un biennio di cassa integrazione: scontati i primi 12 mesi, ma anche sugli altri 12 le prospettive ci sono tutte). «Contestualmente al periodo di Cassa (in deroga e speciale) sarà aperta la mobilità volontaria incentivata fino a marzo del 2012 con l’impegno da parte dell’azienda a ricollocare i lavoratori in altre aziende o in quelle del gruppo stesso», come spiega Gianfranco Maifredi della Fim Cisl.

L’azienda, che occupa 114 dipendenti fra lo stabilimento di (che ne conta una novantina) e quello di Presezzo, fa infatti capo al gruppo svizzero Ronal, che ha altre filiali sia in Italia che all’estero. «Inoltre le parti daranno mandato alle istituzioni locali, regionali e nazionali, perché si attivino, magari attraverso un advisor, per trovare un soggetto interessato a portare avanti un’attività nel sito produttivo», continua Maifredi. Per quanto riguarda invece gli incentivi alla mobilità, il sindacato li ritiene «insufficienti», considerando che al momento si parla di 5 mila euro fino a marzo 2011, 4 mila fino a dicembre e poi dovrebbero scendere a 3 mila euro.

La posizione dei sindacati
Secondo Maifredi «vista la situazione e il rischio che l’azienda procedesse al licenziamento di tutti i dipendenti a gennaio, con questa ipotesi di accordo si va ad attutire l’impatto sui lavoratori, che possono contare su un periodo di ammortizzatori sociali. Certo, resta il fatto che un’altra azienda chiude».

Margherita Dozzi della Fiom Cgil solleva un’altra questione: «Manca ancora l’impegno dell’azienda a non licenziare i lavoratori al termine dei due anni di cassa integrazione. Per la Fiom è indispensabile che l’azienda inserisca nell’accordo una “clausola” di responsabilità che la impegni a trovare soluzioni per ricollocare tutti i dipendenti, un po’ sul modello Indesit». Secondo Dozzi, infatti, si tratta di un passaggio obbligato «per dare dignità al percorso di ammortizzatori sociali definito insieme». Questa clausola assume ancora maggiore importanza «se si tiene conto che l’azienda in questione ha sede in , dove è fondamentale favorire un reinsediamento industriale in un’area già molto penalizzata». A proposito degli incentivi sulla mobilità, poi, Dozzi non esita a definirli «del tutto insufficienti».

Auspica sviluppi positivi per la situazione anche l’assessore provinciale al Lavoro, Enrico Zucchi: «Si sta cercando di lavorare sulla reindustrializzazione e il ricollocamento dei lavoratori e mi auguro che settimana prossima si arrivi ad un accordo definitivo». La cassa integrazione in deroga che ad oggi interessa i lavoratori, infatti, termina a fine dicembre e c’è l’urgenza di raggiungere un’intesa che salvaguardi le persone. Starà proprio ai lavoratori ora giudicare l’intesa raggiunta fra le parti.F. B.

L’Eco di Bergamo