Per chi suona la campana di Brembilla
Brembilla, _Culture e Tradizioni Articolo letto da 186 Utenti - Pubblicato il 4 Febbraio 2008
Quel tocco in ricordo di un defunto è il segno di una comunità viva «Nessun uomo è un’isola, / completo in se stesso / ogni uomo è un pezzo del continente / una parte del tutto. Una zolla / lavata via dal mare, / diminuisce l’Europa / come un intero monte perduto. Come mancasse / la casa dei tuoi amici / la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, / perché io sono parte dell’umanità . E dunque non chiedere mai / per chi suona la campana: / essa suona per te». Così cantava il poeta John Donne alla metà del ‘500, in versi resi celebri perché Ernest Hemingway li utilizzò a titolo ed epigrafe del suo romanzo sulla guerra di Spagna.
Che le campane suonino ad annunciare una morte, è gesto di pietà religiosa e di rispetto umano. È morta quella persona, con una storia unica, affetti, idee, ideali, sofferenze e ricordi unici. Nessuno è mai stato esattamente così, nessun altro lo sarà . Ma la campana suona perché c’è una comunità che vuole ricordarsi di te. Se la comunità non esiste, la tua morte passa inosservata, come quella «del fiore del campo che oggi c’è e domani non sarà più».
La morte di un uomo scolora nel dato di fatto naturale, biologico, che gli esseri viventi passano. Il senso dell’essere persona è cancellato, la creatura unica non è mai esistita. Resiste da noi, soprattutto in montagna, l’uso di «far suonare l’agonia» anche per le persone che da tempo non abitano in paese. Ne sono stata recentemente testimone coinvolta ed è stata sorprendente consolazione scoprire che una comunità reclamava a sè un uomo che vi era nato più di ottant’anni prima.
Certo, il pensiero di far suonare le campane è venuto a un familiare, un alpino (gli alpini come pochi hanno il senso del legame personale, la consapevolezza istintiva che è bene avere sempre la mano tesa, per prendere e farsi prendere, essendo il pericolo compagno costante in montagna). Ma la comunità ha condiviso (ne dirò il nome: Brembilla), si sarebbe stupita del contrario «perché si fa così, uno di qui è sempre uno dei nostri, non importa quanti anni si vive fuori», mi è stato detto. Quanta antica fede e tranquilla saggezza ci vuole, per sentire che la campana è la guida sull’ultimo sentiero che riporta a casa.
Susanna Pesenti - L’Eco di Bergamo
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