Grand Hotel San Pellegrino, il primo lotto sarà pronto fra 14 mesi A trent’anni dalla chiusura rinasce la storica struttura. SAN PELLEGRINO – Per il di , a oltre un secolo dall’apertura e a trent’anni dalla chiusura, è arrivato finalmente il momento del restauro e della messa in sicurezza. Sono iniziati i lavori di recupero da parte dell’impresa Glg di Trivella Lino & C., con sede a Cedrasco, in provincia di Sondrio, vincitrice dell’appalto.

Ci vorranno circa 14 mesi per la conclusione: l’impresa provvederà a consolidare l’edificio e a recuperare tre facciate. In particolare, il progetto, redatto dallo studio degli architetti Giovan Battista e Marco De Vecchi di , prevede la rimozione del tetto (a esclusione della cupola centrale) con la realizzazione di una struttura di coibentazione e impermeabilizzazione e il consolidamento delle parti strutturali; quindi la messa in sicurezza della facciata verso piazza Granelli (a nord), la rimozione di tutti i controsoffitti a eccezione del piano rialzato e il rifacimento della struttura portante dei solai pericolanti ai piani superiori e dell’intero solaio di calpestio del sottotetto; è previsto anche un primo recupero delle cucine.

Saranno poi recuperate la facciata principale, quella a nord e a sud, con tutti gli elementi decorativi e le verande che coprono i balconi al piano rialzato. In questa fase non è in programma, invece, la sistemazione dei serramenti esterni e della facciata a est. L’intervento costerà due milioni e 965 mila euro, di cui 1.500.000 disponibili grazie all’accordo di programma tra Comune, Provincia, Regione e , 553 mila euro grazie alla legge Valtellina e i restanti provenienti dalla «Grand Hotel San Pellegrino», società proprietaria dello storico hotel e al 95% con capitale del Comune e al 5% della Provincia.

«Finalmente iniziamo un recupero atteso da anni anche perché il Grand Hotel versa ormai in pessime condizioni – spiega il vicesindaco di San Pellegrino Vittorio Milesi, presidente della società “Grand Hotel”. A conclusione di questo primo intervento il gruppo Percassi, come previsto dall’accordo di programma, dovrebbe sistemare il piano rialzato e prenderlo in affitto per nove anni.

Piano rialzato che, quindi, dovrebbe tornare a essere utilizzabile per iniziative varie a supporto del turismo. Fino allo scorso agosto, peraltro, è stato sede per anni di mostre e aste di antiquariato. Poi, il nucleo tutela del patrimonio culturale dei carabinieri di Monza, aveva posto sotto sequestro l’immobile con l’ipotesi di reato di utilizzo improprio di beni architettonici. Il dissequestro complessivo dello stabile è arrivato a inizio di quest’anno e, così, ora i lavori possono partire. Man mano che procederanno – continua il vicesindaco – vedremo anche come continuare nel recupero dell’immobile. Se saranno subito trovati i fondi è probabile che si proceda senza interruzioni al completo recupero.

L’accordo di programma prevede, infatti, tempi lunghi per la rinascita complessiva del Grand Hotel: dopo questo primo lotto per il consolidamento e la pulizia delle facciate, entro il 2011 dovrebbe essere completata la parte impiantistica per un investimento pubblico di 7 milioni e 500 mila euro quindi, entro il 2016, il recupero complessivo dell’albergo dovrebbe essere concluso, anche con la sistemazione del parcheggio (per 180 posti auto) e del parco dell’Abetaia, per un investimento del gruppo Percassi di circa 16 milioni di euro. Al termine dell’intervento il Grand Hotel dovrebbe tornare un albergo di gran lusso (a sette stelle come annunciato da Percassi).

Chiuso dal 1978 e dotato di 139 camere, è stato per decenni l’hotel di principi, regine, generali, poeti e sede dei ritiri di calcio della Nazionale italiana e dell’Inter di Herrera. Poi il lento declino e il progressivo degrado che lo ha portato fino alle pessime condizioni attuali: le decorazioni delle facciate sono rovinate, i tetti cedono, le cucine sono ormai crollate e l’infiltrazione dell’acqua sempre più pesante. L’intervento di consolidamento che, di fatto, dopo la consegna del cantiere di giovedì è iniziato ieri, arriva quindi in extremis. Qualche anno ancora e forse il Grand Hotel sarebbe rimasto solo un ricordo dei libri di storia e d’arte.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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