Il governo dei Parchi cambia volto. Il Consiglio regionale ieri ha approvato la nuova legge che modifica le vecchie norme del 1983.n

A guidare i Parchi non saranno più consorzi di gestione ma enti di diritto pubblico, vengono razionalizzate le spese gestionali con la diminuzione dei rappresentanti nei comitati di gestione (da due a quattro, più un presidente) mentre la Comunità del parco (ora assemblea) sarà composta da un rappresentante per ogni ente locale.

All’interno dei Comitati di gestione ci sarà anche un componente designato dalla Giunta regionale, scelto «tra amministratori, esperti o personalità di rilievo del territorio degli enti locali interessati al Parco».

Viene poi istituito un albo regionale per i direttori dei Parchi mentre i cambiamenti di confine dovranno passare dal Consiglio regionale (e non solo dalla Giunta, come previsto in un primo momento). Tra gli altri punti sostanziali, infine, le opere pubbliche in deroga alla legislazione nazionale o alla programmazione regionale: saranno possibili solo previa acquisizione del parere favorevole e obbligatorio del Parco. Questi alcuni dei punti cardine della legge, arrivata dopo un lungo iter (già in Aula lo scorso giugno era poi tornata in Commissione).

Il
Critica la maggior parte dei presidenti dei Parchi regionali della . Non entra nello specifico dei contenuti il presidente del Parco delle Orobie che, però, avrebbe preferito una ripartenza da zero della «questione natura in Lombardia». «L’abbiamo scritto all’assessore regionale Alessandro Colucci – dice Grassi –. Si poteva cambiare l’ente, perché obbligati dallo Stato, lasciando stare per il momento il resto. Era fare una legge veramente nuova, fare tabula rasa e ripartire a riflettere sul sistema tutela del verde e sulle vere finalità dei Parchi. Invece, così, ogni Parco ha chiesto di inserire aspetti che interessano localmente e, alla fine, tutti ne escono con le ossa rotte, dalla Regione ai singoli Parchi». A fare arrabbiare gli attuali presidenti dei Parchi è soprattutto l’ingresso della Regione nei comitati di gestione.

L’Adda Nord
«La legge attuale era più federalista – dice Agostino Agostinelli del Parco Adda Nord (che comprende anche una dozzina di comuni dell’Isola bergamasca) –. Rispetto al passato oggi la Regione dà meno soldi ma chiede più potere. E il rischio è che nei comitati di gestione, con numero di componenti ora ridotti, qualche ente locale possa restare escluso».

I Colli di
Critico anche il presidente del Parco dei Colli di Bergamo, Gianluigi Cortinovis: «Dal 2003 gli 11 rappresentanti dell’assemblea del Parco – dice – hanno sempre eletto all’unanimità i cinque rappresentanti del Cda. C’è stata sempre coesione perché la gestione era affidata agli enti locali. Con l’ingresso della Regione i sindaci non conteranno più. Nel nostro nuovo Cda ci saranno un rappresentante di Bergamo, uno della Provincia e uno della Regione. Resteranno solo due posti per nove comuni. Per me questo è un commissariamento regionale».

L’Oglio Nord
«La Regione – aggiunge Giuseppe Colombi, presidente del Parco Oglio Nord (con otto ) – avrebbe forse potuto ottenere gli stessi risultati tramite altre strade, ugualmente autorevoli, e senza obbligare i Parchi a inserire un proprio rappresentante». «Lo stesso Albo regionale dei direttori istituito con la nuova legge – prosegue Colombi – è visto dal territorio come un’imposizione della Regione. Questo pur considerando che la Regione sostiene economicamente per il 50% i Parchi».

L’asta del Serio
Meno critico nei confronti della Regione il presidente del Parco del Serio Gianfranco Gafforelli. «Piuttosto che rimanere nel limbo meglio questa legge – dice –. La Regione mette i soldi e quindi non vedo così negativo che voglia entrare nei Comitati di gestione. L’importante è che gli enti locali non vengano mortificati ed esautorati dei loro poteri: finora sono stati loro a tenere in piedi i Parchi».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo