San Giovanni Bianco – Canone d’affitto minimo dimezzato: da 9.600 a 4.800 euro all’anno. Il secondo bando per la gestione del palasport di scadrà il prossimo 29 dicembre. E rispetto al primo di agosto, andato deserto, ha abbassato sensibilmente la base d’asta. Così il commissario prefettizio Adriano Coretti, e con lui le associazioni sportive del paese, si augurano che possa andare a buon fine. Il di via Lungobrembo (aperto una quindicina d’anni fa, 1.800 metri quadrati coperti, compreso un bar), è senza gestore da giugno. La struttura, seppure malmessa per infiltrazioni d’acqua, viene utilizzata dalle scolaresche e dalle associazione sportive. E, in attesa di trovare un privato che possa prendere le redini del palasport e del bar, è il Comune a gestirla.

«Gestione diretta costosa»
«Ma la gestione diretta del Comune – spiega il commissario Coretti – è troppo onerosa. Il dimezzamento della base d’asta, quindi, ha come obiettivo quello di cercare un gestore privato che possa rendere il palasport più fruibile di ora. E il canone, più basso di così, penso che non potrà più essere. Non possiamo dare in gestione gratuita una struttura pubblica. Qualche telefonata di interessamento c’è stata, quindi auspico una soluzione positiva».

«Piano alienazioni da rivedere»
Lo scorso mese, intanto, è stato pubblicato il nuovo bando per la vendita dell’ex caserma dei carabinieri, in via Lungobrembo, sempre di proprietà del Comune. Struttura che rientra nel piano delle alienazioni e valorizzazioni approvato dalla Giunta poi dimissionaria, per ripianare i debiti delle casse comunali. Anche in questo caso il commissario prefettizio ha deciso di ridurre la base d’asta. L’offerta minima (da presentare entro mercoledì prossimo) sarà di 340 mila euro, con aumento minimo di 500 euro. «Un prezzo comunque ritenuto in linea coi valori di mercato», dice ancora il commissario prefettizio. «Dopo le festività – continua il commissario – dovremo rimettere mano al piano delle alienazioni e valorizzazioni. Cercheremo di fare un piano più realistico. La stessa Casa di (la Giunta leghista aveva deciso la vendita del 49%, ndr) si è dimostrata alienabile solo virtualmente, per i limiti di destinazione. Anche quello che forse era l’unico potenziale acquirente, ovvero la Provincia, ha detto, seppure in via informale, di non essere interessata».

L’Eco di Bergamo – Giovanni Ghisalberti

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