CAMERATA CORNELLO – Un anno e quattro mesi di reclusione al sindaco Gianfranco Lazzarini e sei mesi all’ex assessore Luigi Milesi. È questa la condanna, con pene decisamente inferiori alle richieste del pm (che aveva chiesto cinque anni senza generiche attenuanti per il primo cittadino e un anno e otto mesi per l’ex assessore), inflitta ai due amministratori di Camerata Cornello finiti a processo per la vicenda che riguarda l’albergo Ostello dei Tasso, di proprietà del Comune. I fatti risalgono al giugno del 2002: fra le accuse – 18 i capi d’imputazione – c’erano pagamenti in nero, assunzioni arbitrarie, verbali di delibere di Giunta messi agli atti dopo mesi. La più grave tra le contestazioni era la presunta cessione a privati, a titolo gratuito e senza bandire alcuna gara pubblica, degli arredi dell’ostello.

Alla fine, la sentenza del collegio giudicante – presieduto da Aurelia Del Gaudio – ha ridimensionato le richieste del pm, condannando i due solo per quattro ipotesi di falso e per l’assunzione, senza passare per l’ufficio di collocamento, di parte del personale dell’Ostello dei Tasso. Assoluzione, invece, per tutti gli altri capi d’imputazione, fra cui l’accusa di peculato per aver donato a privati gli arredi della struttura gestita dal Comune, senza organizzare un bando apposito. «Sostanzialmente ci riteniamo soddisfatti della sentenza, perché il quadro accusatorio è stato completamente ridimensionato», ha spiegato l’avvocato Enrico Mastropietro, uno dei legali dei due amministratori, poco dopo la fine del processo.

Il sindaco di Camerata Cornello assicura comunque l’intenzione di procedere per ottenere «l’assoluzione piena. Mi giocherò questa partita fino in fondo in appello», ha dichiarato Lazzarini dopo la sentenza. Prima della sentenza, nella mattinata di ieri, il pubblico ministero Franco Bettini e i difensori di Gianfranco Lazzarini e Luigi Milesi avevano formulato le loro conclusioni. Il pm Bettini – che aveva chiesto cinque anni di reclusione per il sindaco e un anno e otto mesi per l’assessore – contestava «una gestione generale del patrimonio e della macchina organizzativa dell’amministrazione caratterizzata da una violazione palese di norme di legge e buon senso». L’avvocato difensore Andrea Pezzotta si è opposto spiegando al giudice che «il sindaco non ha sfruttato la pubblica amministrazione per i suoi fini. Ha semplicemente agito, in una situazione di grande confusione generale, per far funzionare nel modo più veloce possibile la macchina amministrativa, senza arricchirsi di un solo euro». L’avvocato si è soffermato a lungo anche sull’accusa di peculato per la donazione alla cittadinanza degli arredi dell’ostello: «Tutto è stato compiuto alla luce del sole – ha continuato –. Sono stati regalati solo gli arredi fatiscenti ossia materassi, reti e armadietti che da vent’anni erano nelle camere. E questo è stato fatto con avvisi pubblici, che segnalavano agli interessati la possibilità di ritirarli. In questo modo si volevano risparmiare i costi di smaltimento in discarica. Gli arredi che valgono sono ancora presenti tutti».

Vittorio Ravazzini – L’Eco di Bergamo