Orobie – Si avvicina la stagione degli e gli allevatori sono fortemente preoccupati per la presenza di un orso che indisturbato sulle montagne bergamasche e ha già sbranato pecore e capre oltre ad aver fatto man bassa di arnie e lasciato graffi su stalle e baite. Il sospetto poi che gli orsi siano due inquieta ancora di più gli agricoltori, che sono ormai quasi pronti a partire con le mandrie per le malghe e non sanno bene come fare per difendersi da eventuali attacchi del plantigrado. “La presenza di uno o più orsi sulle nostre montagne – spiega Alberto Brivio, presidente della bergamasca – è un grosso problema.

Gli alpeggiatori che nelle prossime settimane porteranno gli animali al pascolo temono innanzitutto per la loro incolumità e poi per quella delle loro mandrie. Nessuno vuole che questi animali vengano abbattuti ma è necessario che gli agricoltori possano lavorare in e che per questo vengano tutelati con misure idonee”. Secondo la Coldiretti bergamasca l’attività dell’alpeggio è fondamentale per l’economia montana e per la tutela del territorio pertanto va salvaguardata. “Proprio nei nostri alpeggi – prosegue Brivio – vengono realizzati alcuni tra i prodotti più pregiati del nostro patrimonio agroalimentare, come ad esempio il dell’Alta valle , gli stracchini e le varie formaggelle. Non è accettabile che proprio in un momento storico in cui c’è bisogno di più agricoltura per produrre cibo di qualità, si lascino sole le imprese dinanzi ai raid degli orsi, scoraggiando così anche i giovani che nonostante le incognite vogliono continuare questa preziosa attività. Per gli agricoltori di portare gli animali in alpeggio significa avere la possibilità di incrementare la redditività aziendale, una boccata di ossigeno in questa fase di difficoltà per la zootecnica. Senza contare che mantenere l’agricoltura in vuol dire anche assicurare il mantenimento del paesaggio e la cura del territorio”. Le preoccupazioni per la presenza dell’orso sulle Orobie sono condivise anche da Giovanni Giudici, allevatore di e presidente dell’APA (Associazione Provinciale Allevatori).

Nei pascoli non c’è neppure la possibilità di realizzare una recinzione sufficientemente robusta per evitare l’accesso del plantigrado e gli agricoltori non hanno risorse per sorvegliare gli animali giorno e notte, né manodopera in più per mettere in sicurezza le stalle. “La convivenza dell’orso con gli agricoltori – rileva Francesca Monaci, allevatrice di Branzi – non è ancora possibile nei nostri territori. Le nostre realtà montane hanno altre priorità e necessitano di interventi di miglioramento e modernizzazione. Ho il massimo rispetto per tutti gli animali altrimenti ovviamente non farei l’allevatrice, ma ritengo che non abbia senso spendere soldi pubblici per uno o due orsi quando l’agricoltura di montagna ha bisogno di vedere risolti problemi basilari.

Tra circa un mese porterò i miei bovini negli alpeggi dell’alta Valle Brembana e mi preoccupa molto sapere di correre il rischio di imbattermi in un orso. Io e i miei familiari lavoriamo anche la mattina presto e la sera tardi quando c’è buio e poiché negli alpeggi non c’è la corrente non abbiamo la possibilità di avere un’illuminazione artificiale e quindi di tenere sotto controllo la situazione. Dovrebbero almeno venire a spiegarci come ci dovremmo comportare in caso di un eventuale attacco e soprattutto dovrebbero studiare un modo per tenerci costantemente informati sugli spostamenti di questi animali che rappresentano un vero e proprio pericolo per noi e per i nostri bovini”.

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