La provincia di Bergamo presenta un’attività valanghiva di rilievo ed è tra i territori mediamente interessati da incidenti». Il piano di emergenza provinciale-rischio (approvato all’unanimità nell’ultimo Consiglio provinciale su proposta dell’assessore alle Politiche montane Fausto Carrara, dopo un minuto di silenzio per le tre vittime trevigliesi travolte sul Mortirolo) parla chiaro: le caratteristiche delle valli (strette e con elevata pendenza dei versanti), nonché le stagioni invernali, con «situazioni sempre più estreme», rendono il fenomeno dei distacchi nevosi una «minaccia».

I dati
Il piano (aggiornato con un lavoro sul campo per verificare le zone più a rischio e mettere a punto «modelli d’intervento» in casi d’emergenza) fornisce anche dei dati. Gli incidenti da valanga dal 1985 a oggi in Bergamasca sono stati 35. Hanno coinvolto in totale 60 persone e causato 13 decessi (22% di mortalità). Analizzando gli incidenti (che sono solo quelli «noti», ovvero schedati dal Centro nivo-meteorologico di Bormio), emerge che la categoria più rappresentata è legata all’attività dello scialpinismo (19 incidenti, 54%; 10 mortali), seguita dallo fuori pista (12 incidenti; 34%): di questi molti sono snowboarders, a testimonianza di una nuova disciplina che invoglia a uscire dai tracciati. Due gli incidenti con mezzo meccanico (ovvero motoslitta), entrambi mortali, «indicativi – si legge – di un’attività forse ancora più pericolosa perché sollecita maggiormente il manto nevoso». Lo in pista annovera un incidente, mortale, mentre l’unico incidente su strada (a Lizzola) riguarda un pedone che non ha riportato gravi conseguenze.

Abitazioni sicure
L’analisi dimostra anche che negli ultimi 25 anni non si sono verificati incidenti che hanno coinvolto
abitazioni. Il piano, infatti, mette in evidenza come gli interventi (opere di messa in e barriere) realizzati abbiano permesso di ridurre notevolmente le condizioni di rischio che interessano i centri abitati. Una valutazione diversa riguarda invece gli eventi valanghivi in alta quota, sui versanti percorsi da escursionisti, definiti «meno controllabili». In questo caso si sottolinea la necessità di incrementare la cultura di conoscenza della per chi frequenta a vario titolo la : attenzione al meteo, conoscenza dell’ambiente e umiltà nell’affrontare qualsiasi tipo di escursione invernale».

Le zone Dalla carta di localizzazione probabile delle valanghe (che individua le maggiormente interessati dal fenomeno, in base sia a un’inchiesta sul campo sia a una «fotointerpretazione»), emerge che la zona più colpita è la Valle Brembana (734 valanghe), soprattutto a nord dell’abitato di Piazza Brembana; seguita dalla Valle Seriana (552), in particolare a nord dell’abitato di Ponte Nossa, verso Valbondione e Clusone; dalla Valle di Scalve (297), con i quattro comuni scalvini che vedono il loro territorio coperto per il 10% da superficie valanghiva; dalla Valle Imagna (26). Ma anche la zona dei laghi non è immune, con tre fenomeni registrati. Restringendo il campo, i comuni più «penalizzati» dalla presenza di aree «valanghive» sono Schilpario, Valbondione, Carona, , Ardesio, Vilminore e Oltre il Colle.

Clima più rigido Il documento mette anche in risalto come «nelle ultime 5-6 stagioni invernali ci sia stato un incremento di “fenomeni” estremi, ovvero di precipitazioni particolarmente consistenti e concentrate nel tempo, che hanno comportato situazioni di pericolo anche sulla viabilità e i centri abitati ». Senza danni a persone e beni, ma con la necessità di chiusure temporanee di vie di comunicazione e l’evacuazione di abitazioni, con dispiego di soccorsi e risorse economiche.

Benedetta Ravizza – L’Eco di Bergamo