Selvino, una delle patrie delle seconde in Bergamasca – La crisi, qualche volta, può fare anche bene. Perché le ristrettezze economiche possono anche avere l’effetto di «scongelare» (almeno un pochino) un patrimonio immobiliare che nella nostra provincia è addirittura enorme: quello delle seconde . Sono sempre di più i nuovi villeggianti, figli o nipoti degli storici, a fare tappa nelle valli riducendo magari i viaggi verso mete esotiche perché il budget è quello che è. Inoltre, per arrotondare, iniziano a vedersi più alloggi messi in affitto sfidando l’atavica diffidenza del proprietario che nella sua casa o-io-o-nessuno. Con un dettaglio: dall’altra parte la crisi è crisi e i potenziali inquilini sono sempre più attenti al prezzo. Chiedere per credere nei vari uffici turistici delle nostre valli.

Novantamila seconde case
Premessa: sul suolo orobico, stando alle rilevazioni della Provincia, gli appartamenti turistici sono circa 90 mila. Nelle sole Valli Seriana e Brembana arriviamo a 60 mila, una quota pari a quella dell’intero Trentino. Con un problema che si trascina da tempo: il 90% di questi alloggi risulta utilizzato per una minima parte dell’anno. Ma Guido Fratta, assessore al Turismo della – che da sola conta oltre il 40% di tutte le seconde case – rileva: «La minore disponibilità economica sta portando i villeggianti a riscoprire case che magari in passato erano poco sfruttate in favore di altre mete, più costose o ricercate. L’anno scorso, ma ancora di più quest’anno, abbiamo anche visto abbassarsi l’età media dei villeggianti». Conferma Angelo Bertocchi, assessore al Turismo di Selvino e titolare di un’agenzia che si occupa di locazione: «Capita di vedere le case aperte dai figli o dai nipoti dei villeggianti storici, che prima andavano altrove. Certo c’è una cosa: dato un budget, succede spesso che la gente non si accontenti e finisca col rinunciare piuttosto che utilizzare un appartamento sotto le aspettative». Dalla Turismo Pro Clusone la presidente Nadia Fantoni rileva che «ormai non si vedono più famiglie al gran completo arrivare qui, magari i villeggianti arrivano alla spicciolata. Però è vero che stanno aumentando il numero di case messe in affitto. Qualcosa si muove».

La Valle Brembana non fa eccezione. A di seconde case ce ne sono parecchie e già fra giugno e luglio molte sono state aperte: «Tante mamme e molte nonne erano qui anche in settimana, il gran caldo ha spinto decisamente la stagione. Ci preoccupa un po’ agosto: il tempo è più freddo e l’inizio del mese ha visto il periodo infrasettimanale deserto», dice Andrea Bosco, responsabile marketing della Pro loco della stazione brembana.

domanda, offerta e prezzi«Diversi villeggianti hanno valutato la possibilità di esporre annunci di affitto per le loro abitazioni, per avere un ritorno economico nei periodi in cui non utilizzano l’appartamento – affermano dall’ufficio turistico di Piazzatorre –, ma d’altra parte l’attenzione per i prezzi di chi fa richiesta è altissima». Sulle seconde case una tendenza: «I villeggianti che hanno comprato casa da pochi anni si informano sulla possibilità di vendere, soprattutto a causa dell’insicurezza sul futuro del comprensorio sciistico unificato. Quelli storici invece restano fedeli». In ? «Qualcuno in più quest’anno si vede, è vero – conferma dalla Pro loco di Rota Imagna Carlo Semilia –, ma non siamo certo ai picchi dei decenni passati in cui arrivavano famiglie intere e stavano qui due mesi. Nei weekend ci sono maggiori presenze, chi si ferma lo fa di solito per 15-20 giorni. Ecco perché riteniamo assolutamente necessario valorizzare il patrimonio immobiliare che abbiamo qui anche nel senso della locazione». Anche da queste parti aumentano infatti le persone che si rendono disponibili ad affittare casa, anche solo per arrotondare: «Stiamo lavorando a un progetto specifico – aggiunge Semilia –, con una banca dati delle case disponibili e per la promozione dell’offerta in modo da aiutare i privati ad affittare anche per pochi giorni. Singolarmente è difficile, ma con un coordinamento si può riuscire». E se le case vengono affittate, i benefici ci sono per tutti, a partire dal settore .

case da «scongelare»Anche in Valle Seriana si lavora a un piano specifico, anche grazie alla Promoserio, l’agenzia unica con cui la Comunità montana vuol dare una cabina di regia al turismo: «L’intenzione è individuare le seconde case sfitte che i proprietari vogliono affittare e metterle in rete, ma anche contattare quelli che ancora non pensano a questa opportunità, con un’agenzia che vada oltre il “servizio bacheca” che oggi fanno le Pro loco. Promoserio sarà intermediario, proponendo, ad esempio, servizi all inclusive per la pulizia». La situazione certo non è semplice: «Rivitalizzare le seconde case non è facile. Siamo all’alba della risoluzione del problema. Però l’abbiamo individuato come tale ed è un punto di partenza». Alcuni dati sono confortanti, come quelli raccolti dall’Ufficio turistico dell’ente montano che è punto di riferimento soprattutto per chi cerca un alloggio prima di arrivare in valle. Mettendo in chiaro che «ancora non si può parlare di inversione di tendenza, perché il periodo è stato particolare a causa del grande caldo», dall’ufficio rilevano comunque che il periodo medio di permanenza sta aumentando. «Le richieste di affitti estivi, in particolare nel mese di luglio 2010, sono state circa il doppio rispetto a quelle arrivate a luglio 2009».

Inoltre le domande per i periodi brevi (weekend-settimanale-quindicinale) «sono circa un terzo in più rispetto a quelle per i periodi lunghi (stagionale-mensile), mentre nel 2009 erano quasi il doppio. Il divario si è quindi ristretto». Con una precisazione: «Le richieste non indicano gli affitti effettivi, spesso ci arrivano lamentele sui prezzi proposti dai proprietari delle case (in casi estremi più alti persino rispetto ai soggiorni in albergo), pertanto il problema delle case sfitte persiste, a prescindere dalla domanda. Questo perché il mercato ad oggi non è regolamentato, e anche sui prezzi ci si basa sulla contrattazione fra privati». Sotto tutti questi aspetti, i progetti di coordinamento messi in cantiere dagli enti pubblici potrebbero davvero dare una risposta.

Anna Gandolfi – L’Eco di Bergamo

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