Orobie in tavola con Sandra ai fornelli da mezzo secolo
Foppolo Articolo letto da 343 Utenti - Pubblicato il 22 Gennaio 2008Foppolo: pioniera dello sviluppo turistico in valle Nel suo «K2» ha cucinato per migliaia di sciatori Non chiedete nei territori brembani a monte di Branzi della signora Alessandra Midali chef a Foppolo: vi ribatterebbero con la domanda «Alessandra chi?». Se, invece, si chiede della Sandra – come vuole essere chiamata, e come la chiamano da sempre – tutti immediatamente vi indirizzeranno al ristorante «K2» di Foppolo. Pioniera dell’imprenditoria turistica al femminile, è ai fornelli fin dagli esordi – suppergiù da 52 anni –, ma da «dietro le quinte» opera nella massima discrezione interpretando magistralmente il secondo fattore del binomio «acchiappaturisti» in montagna: l’ambiente e lo sci, che non le competono, e la buona cucina, nella quale è maestra.
Sandra è, insomma, un’operatrice turistica, ma tale definizione è riduttiva del ruolo che lei svolge, perché nel suo lavoro, oltre alle capacità professionali che hanno fatto del «Ristorante K2» una realtà gastronomica di riferimento dell’Alta Valle Brembana, mette tanto amore e altrettanta fantasia. Con 52 anni, totalizzati già all’inizio di quest’anno, di vita ai fornelli della sua cucina, la storia gastronomica di Sandra – seppur alternata con altri lavori – è ben più lunga. Ora ha 77 anni molto ben portati, e continua a lavorare in cucina, coadiuvata dai figli Fulvio, Salvatore e Gabriella, e qualche volta anche Camilla, che vive a Milano, e dalla nuora Mariuccia.
«Continuerò ancora – dice – fino a quando avrò salute e voglia di fare questo lavoro, che ho iniziato a imparare fin da giovanissima nell’osteria di famiglia, la “Trattoria del centro” di Valleve, insieme ai miei nove fratelli». Quasi una dinastia di ristoratori di alto livello i Midali. E tuttora, infatti, anche la sorella Elda, 75 anni, è titolare con le figlie Bea e Manuela dell’hotel ristorante «Corona» di Branzi, altra realtà di spicco del settore alberghiero brembano, e nel passato componenti della famiglia furono apprezzati ristoratori in valle Brembana.
Volendo si potrebbe, dunque, parlare di tanti più anni passati da Sandra in cucina, fin da bambina quando il suo compito era pelar patate. Ma la storia gastronomica di Sandra prende il via quando comincia a lavorare nel ristorante di cui diventa proprietaria 52 anni fa: ricorda ancora quando, insieme al marito e ai parenti, conduceva i muli che portavano le pietre per costruirlo.
Vita dura, la sua, segnata dalle vicende della vita dell’alta valle del Brembo: a 46 anni resta vedova del marito Arrigo Berera; dopo 15 giorni – era il 12 gennaio del 1977 –, piomba su Foppolo, e sulla sua casa, la grande valanga. «Fu terribile – ricorda Sandra –: la neve era ovunque e fischiava un vento mai visto. A un certo punto non trovavamo più Fulvio, che invece era finito sotto il letto. Riuscimmo a uscire di casa e a rifugiarci da alcuni parenti».
Nonostante tutto, Sandra è andata avanti. «Oltre a quanto avevo imparato nella trattoria di famiglia – racconta – ho fatto un’esperienza per me importantissima lavorando dall’età di 15 anni, come cameriera all’Albergo Dalmine, che ora non c’è più». È all’inizio degli Anni ‘50 che arriva il grande passo. Foppolo sta pigiando l’acceleratore sullo sviluppo del turismo.
Sandra e i figli ci credono immediatamente e vogliono essere tra i protagonisti della nuova avventura, che porterà il nome della località brembana a varcare i confini nazionali. Decidono così di costruire, in località Foppelle dove hanno acquisito un terreno, un ristorante tutto loro – con annessi appartamenti per vacanze da affittare –, che viene terminato sul finire del 1952; una decina di anni dopo, il ristorante viene ampliato e costruiti sei appartamenti per vacanze (oggi circa 15). «Si doveva dare un nome al ristorante – osserva il figlio Fulvio Berera –: papà ne voleva uno breve. Si decise per il K2, il gigante del massiccio dell’Himalaya, conquistato proprio in quegli anni».
La società di nonna Sandra (ha sei nipoti) è anche titolare del rifugio Montebello, recentemente ristrutturato, che è uno dei balconi più panoramici delle Orobie. Ma Sandra, pur sovrintendendo a tutto, resta in cucina, inventando ed elaborando piatti strettamente legati al territorio. Dice lei: «Non è il caso di andare a scopiazzare quanto si fa al mare o in altre realtà . La nostra cucina deve fare stretto riferimento all’ambiente locale se si vuole fare promozione della nostra montagna». Per cui ecco la selvaggina tipica della zona, i funghi, i salumi fatti in casa, l’immancabile polenta taragna, crespelle e così via.
Magari con qualche fantasia, le erbette della montagna con cui insaporire il capriolo o il salmì di cervo e camoscio, e queste sono le sue variazioni in tema. Con un occhio in sala pranzo, che deve mantenere un alto grado di eleganza e accoglienza, «poiché – precisa la figlia Gabriella, che sovrintende alla sala –, mamma non transige ed è pronta, se è il caso, a fare qualche richiamo». Questa è Sandra, operatrice turistica che non si vedrà mai ai convegni sul turismo, ma che ha sempre preferito operare concretamente ed efficacemente sul campo per la promozione del turismo della «sua» Foppolo.
Sergio Tiraboschi - L’Eco di Bergamo
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