Ornica ultima fermata l’alpeggio con l’asinovìa
Ornica Articolo letto da 747 Utenti - Pubblicato il 5 Settembre 2007
Ultima fermata: l’alpeggio. Con l’asinovìa
È la prima in provincia. I ciuchi portano i bimbi da Ornica all’agriturismo Ferdy in Val d’Inferno Come stalliere Mauro Milesi, 15 anni. «Per i piccoli è emozionante, per i genitori un antistress». E alla fine l’asinello si prese una bella rivincita: curato dal suo baby stalliere, coccolato dai bambini e compagno di viaggio a cui affezionarsi, i ciuchini del 2007 che fanno la spola tra Ornica e la Val d’Inferno sembra proprio che se la passino bene.
Da circa un mese percorrono quella che è sicuramente la prima asinovìa bergamasca e forse lombarda, una mulattiera in mezzo al bosco creata apposta per loro lungo la quale portano a spasso famiglie e bambini. Niente bastonate o some pesantissime da portare per chilometri, perché sull’asinovìa ci si adatta proprio al «passo d’asino» e si fa un po’ quel che vuole il quadrupede: se fa una sosta per riposare o per brucare non resta che assecondarlo e guardare il magnifico paesaggio della valle. L’idea è venuta a Ferdy Quarteroni, 45 anni, titolare dell’omonimo e conosciutissimo agriturismo ai Piani di Scalvino di Lenna.

Per gestire l’asinovìa si è affidato alla passione per gli animali di Mauro Milesi, quindicenne di Ornica che ha deciso di non proseguire negli studi proprio per lavorare con cavalli, asini e mucche di proprietà dell’agriturismo. È lui, ora, il primo «asinoviere» bergamasco, è lui che si prende cura di una trentina di quadrupedi e li affida alle famigliole che vogliono provare l’ebbrezza di un’escursione in asino. Il motivo di questa scelta? «Semplicemente mi piace – risponde mentre sta sellando alcune ciuchine pronte per la passeggiata –. Mi alzo alle 5,15 e, tra mungiture, recinzioni, cura dei cavalli e degli asini finisco che è sera.
Ma va bene così». «Sono almeno sei anni che tengo un allevamento di una trentina di asini – spiega Ferdy Quarteroni – ma li utilizzavo esclusivamente per tenere puliti i prati abbandonati attorno al paese o verso l’alpe». Nel 2004, poi, Ferdy apre un nuovo agriturismo in alpeggio, a 1.400 metri di altitudine, in Val d’Inferno, sopra Ornica. Qui fa dimostrazioni di caseificazione e mungitura, si può andare a cavallo e ci sono alcuni posti letto. Ma per arrivare fin lassù ci vuole un’ora o un’ora e mezza di cammino e, a volte, qualche cliente, magari con bambini (buona parte provenienti dal Milanese) non se la sente di affrontare il tragitto. Nasce un po’ anche da qui il progetto dell’asinovìa.

«Alcune famiglie non salgono in alpeggio perché i bambini sono troppo piccoli e si stancherebbero subito – dice Ferdy –. L’asino, allora, consente loro di affrontare la salita anche con i piccoli. Ma non va scambiato per un taxi o un semplice mezzo di trasporto, piuttosto è un compagno di viaggio». E i bambini sono i primi a capirlo, perché durante il percorso lo accarezzano, lo guidano con la corda e si fermano quando l’asino sosta a brucare o a fare qualche… bisognino. La partenza dell’asinovìa è nei pressi del santuario di Ornica, dove c’è il recinto degli asini. Qui, ad attendere le famiglie, c’è Mauro che sella i ciuchini e aiuta i bimbi a prendere confidenza con Suellen, Lucrezia, Pina o Chantal.
Sono tutte asinelle e ciascuna ha una prerogativa: c’è quella robusta per i bambini più grandicelli o quella più docile per chi ha un po’ di timore. «Qualcuno magari vede per la prima volta un asino – dice Ferdy – e quindi l’emozione è comprensibile. C’è chi, invece, ha anche un po’ paura di fronte alla nuova esperienza. Così, spesso, due famiglie si uniscono nel percorso per farsi un po’ di coraggio».
Ma poi il viaggio si rivela tranquillissimo. «L’asino è un animale docile – continua Ferdy – ma bisogna assecondare i suoi ritmi: fermarsi con lui e proseguire molto piano. Per il resto non dà alcun problema, i bambini salgono in sella mentre i genitori conducono l’asinella». Dopo che i bimbi hanno caricato le sacche del ciuchino con maglioncini e zainetti si parte per la Valle d’Inferno lungo un percorso recuperato e attrezzato da Ferdy con segnaletica e staccionate di protezione: niente «trotta trotta somarello» – come dice la canzone – ma due ore di andatura lenta tra boschi e prati passando per le località Moia, Tagliata, Basa, Fontana, Aga e allo Stradù, finché si arriva all’agriturismo d’alpe dove gli asini vengono rifocillati di orzo e avena. «Un compito, anche questo, affidato ai bambini – prosegue Ferdy –.
Così tutto il percorso diventa un’avventura didattica per i piccoli e una forma di antistress per i genitori: si sale adagio, senza alcuna fretta, godendosi il paesaggio e la natura, sempre a “passo d’asino”». All’agriturismo ci si ferma fino al primo pomeriggio, poi, sempre con l’asinella e per una strada sterrata un po’ più comoda, si scende sempre a Ornica, dove ci sarà Mauro, pronto a «svestire» gli animali e a riportarli nel recinto. Si conclude così la giornata di «asinoterapia» (il costo è di 20 euro per asinella), utile – dicono gli esperti – per favorire socializzazione ed emozioni nei più piccoli.
Paura di perdersi nel bosco e non arrivare all’agriturismo? A parte la segnaletica basta affidarsi al fiuto delle somarelle e alle parole di Sofocle di 2.500 anni fa: «Ciò di cui ha bisogno l’uomo è la memoria dell’asino che mai scorda dove mangia». E le nostre asinelle mangiano all’agriturismo.
E in baita si insegna la vita del contadino
Ex elettricista, Quarteroni ha iniziato nell’89. Clienti da Norvegia e Giappone.
Ha iniziato a 25 anni, quando ancora faceva l’elettricista, e oggi il suo agriturismo è conosciuto in tutta la provincia e oltre. Fantasia e intraprendenza, certo, non gli mancano. Ferdinando Quarteroni, 45 anni, originario di Ornica, arriva da una famiglia tipica dell’alta valle: il papà emigrante boscaiolo in Francia e la mamma contadina con qualche mucca, un po’ di terra e le pecore. «Ho fatto tre anni di Esperia – ricorda – ma non mi piaceva e così, a 25 anni, ho iniziato a gestire una baita in Val d’Inferno e a portare i primi turisti. Poi nel 1989 ho preso una vecchia cascina ai Piani di Scalvino di Lenna e ho aperto l’agriturismo».
Qui Ferdy offre una fattoria didattica, con cavalli, mucche, asini, api e capre. E fa dimostrazione di caseificazione di Formai de mut. «Lavoro tanto con le scuole – prosegue – a giugno e luglio con la formula delle settimane verdi, ancora per i ragazzi, e ad agosto con le famiglie. Ma arrivano anche alcuni stranieri, recentemente norvegesi e giapponesi». «Penso che l’agriturismo sia il modo migliore per valorizzare il nostro territorio – continua – perché ormai di sola agricoltura non si vive più, bisogna reinventarsi. Ma occorre aprirsi anche al mondo, conoscere i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre per valorizzare la nostra terra». Dal 2004 poi ha aperto anche l’agriturismo d’alpeggio più alto della Bergamasca, ai 1.400 metri della Val d’Inferno, dove offre trekking a cavallo e ripropone ai turisti la vita del contadino montanaro. Un’avventura lunga ormai vent’anni nella quale ora è accompagnato dalla moglie Cinzia Balestra, 39 anni, e dai figli Nicolò, 14, e Alice, 16.
Giovanni Ghisalberti - L’Eco di Bergamo
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