Quest’estate gli otto appartamenti quasi sempre al completo. I clienti sono arrivati da tutta Italia, soprattutto giovani coppie. Non siamo ancora ai livelli degli diffusi del Friuli Venezia Giulia – luogo d’origine di questo tipo di ricettività ecosostenibile, nato a inizio degli anni Ottanta – dove i posti letto, per ogni borgo, sono anche oltre 200 e le case si prenotano direttamente online. Ma la strada intrapresa da Ornica, primo esempio di albergo diffuso attivo nella nostra provincia, è quella giusta.

Se non altro perché i numeri della prima vera stagione estiva (nel 2009 l’«albergo» era appena nato e poco conosciuto) gli danno ragione: otto appartamenti (con una sessantina di posti letto) – sicuramente ancora pochi rispetto a quanto richiede un’ospitalità diffusa – tutti occupati nei weekend di luglio e per tutto agosto, con tanti «no» ad altrettante richieste di ospitalità.

DA EMILIA ROMAGNA E ROMA
Un piccolo boom che fa ben sperare sul prosieguo dell’avventura iniziata nel maggio 2009 dalle «Donne di », cooperativa composta da una ventina di residenti del paese e di cui fa parte, come socio, anche l’Amministrazione comunale di (e l’iniziativa, recentemente, è stata premiata da Legambiente con la bandiera verde). Ma – dicono proprio dal gruppo di donne – molto resta ancora da fare: dall’incremento della ricettività alla richiesta di sostegni economici agli enti pubblici. Soprattutto ora che l’albergo diffuso, proprio quest’anno, è stato riconosciuto dalla come tipologia di ricettività turistica.

Otto appartamenti, dunque, dalla Ca’ Tolae alla Ca’ Cirillo, da due fino a 12 posti, a cui si aggiungono tre baite con una decina di letti: quindi case del borgo, fino a poco tempo fa abbandonate o comunque scarsamente occupate, e pochi edifici rurali già un tempo abitazione dei contadini. Per tutti un’unica reception (l’ufficio turistico) e la possibilità della pensione completa con il ristorante convenzionato. Questo, in poche parole, è l’albergo diffuso, ovvero una nuova tipologia di ricettività turistica ma anche un modo per recuperare edifici in disuso, come a Ornica, senza andare a costruire nuove villette o altri palazzi-albergo. Quest’estate nell’albergo di Ornica sono arrivati dall’Emilia Romagna, dall’Abruzzo, da Roma e Torino, grazie a Internet ma soprattutto al battage pubblicitario sorto attorno all’albergo diffuso» del piccolo centro brembano, da Melaverde di Retequattro a Raitre, che qui hanno girato alcuni servizi.

IL VOLONTARIATO NON BASTA
Al villeggiante che arriva quassù si dà poi la possibilità di vivere «un’autentica esperienza di vita contadina», con la partecipazione alle attività agricole, all’alpeggio e alla fienagione (e ci sono anche una piccola fattoria didattica e vasche dove seguire il ciclo ittico, dall’avannotto alla trota). «È vero – dice il sindaco di Ornica Gino Quarteroni – i numeri delle presenze ci confortano ma fino allo scorso anno molto di quanto fatto aveva alle spalle il volontariato». La cooperativa, però, è nata per dare lavoro ai soci «e, quindi, ora dovremo fare i conti: le uscite, questa stagione, sono state tante. Sicuramente bisognerà prendere in considerazione la possibilità di aumentare la ricettività, cosa che in linea teorica si può fare ma economicamente potrebbe essere difficile: quest’estate a molte persone abbiamo detto di no perché tutti gli appartamenti erano già occupati. Le case, che la cooperativa gestisce nell’albergo diffuso sono in affitto, mentre abbiamo bisogno che il gruppo abbia strutture di sua proprietà. Come succede negli altri alberghi diffusi, vedi il Friuli Venezia Giulia, servono aiuti economici per proseguire.

Certo, è positivo che la Regione Lombardia abbia riconosciuto l’”albergo diffuso” come tipo di ricettività, ma a ciò deve seguire un adeguato supporto, come accade in altre realtà, dove è disciplinato e finanziato». «In un anno e mezzo – conclude il sindaco – Ornica, grazie alla cooperativa, all’ che ha coordinato le iniziative e a tutto il paese, ha fatto miracoli. Ora dobbiamo vedere se e come continuare. Tenendo conto che, finora, le ricadute dell’operazione sono state positive: la gente rimane in paese, il borgo è più vivo e le tradizioni agricole e culturali si conservano».

C’È CHI SI FERMA DUE SETTIMANE
«La formula funziona – aggiunge la vicepresidente della cooperativa Vanna Ruffoni –. I clienti arrivano un po’ da tutta Italia, il soggiorno medio è di tre o quattro giorni ma c’è chi è rimasto anche due settimane; sono soprattutto giovani coppie che poi, magari, regalano il soggiorno ai genitori o agli amici. Quindi, oltre alla tv basta il passaparola. Ora dobbiamo puntare ad aumentare gli appartamenti che, quest’estate, erano quasi sempre occupati, ma spesso da un numero di persone inferiore rispetto ai posti letto disponibili. E le risorse sono poche: d’altronde la cooperativa è nata per dare lavoro, l’obiettivo finora è stato raggiunto, ma ha il suo costo».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

Consegna della Bandiera Verde alle Donne in Montagna di Ornica

Borgo Rurale Antico di OrnicaOspitalità Diffusa – Ornica

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