Un’idea in più per valorizzare il nostro territorio, sfruttandolo anche a fini turistici. È quella di realizzare un itinerario di 80 chilometri alla scoperta delle vecchie miniere e dei giacimenti di metalli della Lombardia, dal lago di Lecco alla Valle Camonica. Centro nevralgico del percorso: i giacimenti minerari e l’archeologia industriale della . La proposta viene da Franco Rodeghiero, docente del dipartimento di Scienze geologiche all’Università di Milano Bicocca, che lancia l’idea di collegare i molti punti di interesse minerario e geologico che esistono nella nostra regione.

«Si tratta di un percorso che seguirebbe l’orizzonte geologico chiamato Metallifero – spiega il professor Rodeghiero –, in cui sono ospitati i principali giacimenti di metalli di tutta la Lombardia, oltre ovviamente alle miniere dismesse e ai vecchi di trattamento e trasporto del minerale. Stiamo parlando di qualcosa che avrebbe tutti i numeri per chiamarsi “La via di piombo e zinco delle ”». L’idea è di realizzare un itinerario turistico integrato che potrebbe interessare a tanti: scolaresche, studiosi italiani e stranieri, oltre naturalmente ai turisti, i quali potrebbero godersi passeggiate in scoprendo le attività estrattive che fino a non molti decenni fa erano il cuore di molte economie locali. «La offre una ricchezza enorme – continua Rodeghiero –. Perché non valorizzarla? Percorsi di questo tipo esistono in altre regioni e all’estero, dove c’è una frequentazione altissima di diversi tipi di utenza. Sarebbe un peccato concentrarsi solo sui singoli punti di interesse senza creare un’iniziativa di carattere sovraccomunale, che sappia mettere in collegamento i tanti pezzi interessanti di questo territorio».

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E dentro questa ipotesi di percorso unitario sarebbero molte le località coinvolte. Verrebbero comprese, per cominciare, le iniziative di recupero delle miniere già intraprese in Valle Seriana: l’Ecomuseo di Gorno, i progetti già ideati sulle miniere di Parre, Premolo e della Presolana. A cui si aggiungerebbero molte altre località: il museo di , , il monte Pedrozio a Serina, la Val Vedra a , il monte a Oneta, i monti Belloro e Trevasco a Gorno e Parre.

Una lunga traccia fatta di vecchie miniere, archeologia industriale, minerali che affiorano in superficie, strati e pieghe delle rocce, oltre che di paesaggi affascinanti. «Già solo per le Università della Lombardia – conclude Rodeghiero – sarebbe un’occasione avere dei siti così vicini da poter visitare. Interesserebbero agli studenti e ai ricercatori di diverse discipline: geologia, ingegneria, scienze ambientali, che ora sono costretti ad andare in Svizzera o in Alto Adige». Insomma, un terreno di studio, ma a portata di mano.

Il nodo dei fondi
Giampiero Calegari, che da sindaco di Gorno ha seguito lo sviluppo dell’Ecomuseo (ora primo cittadino è Italo Serturini), saluta positivamente l’idea: «Un progetto che preveda di integrare i diversi luoghi minerari è positivo, bisogna fare tutto il possibile per ridare vita alle nostre miniere. E un sistema-museo attrarrebbe senza dubbio più visitatori di una singola area». Resta un solo punto sospeso, e non di poco conto: le risorse. Ma enti o sponsor potrebbero spuntare all’improvviso, come una vena di metallo dalla roccia.

Sara Agostinelli – L’Eco di Bergamo

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