Sedrina – Il nostro Forrest Gump ha scollinato. Ci affidiamo ad un mix tra una pellicola cinematografica da Oscar e un gergo prettamente ciclistico perché Battista Marchesi, il runner a del record da Guinness dei primati, ha oltrepassato i 15.000 chilometri. Per portare a termine la sua impresa il settantenne di deve coprire i 19.100 entro la metà di novembre, ma tabelle di marcia alla mano è facilmente intuibile il fatto che attualmente il vantaggio dell’atleta orobico è piuttosto corposo. E per rifarci al film interpretato da Tom Hanks, se per lui la vita era come «una scatola di cioccolatini perché non sai mai quello che ti capita», per «ol Tista», come viene affettuosamente chiamato, uno che ai cioccolatini preferisce l’ottimo salame nostrano, l’obiettivo è chiaro e adesso assolutamente alla portata. Lui tuttavia resta giustamente con i piedi per terra affidandosi ad una buona dose di realismo unita a quel pizzico di scaramanzia che, soprattutto in casi come questo, non guasta mai.

«La fatica si fa sentire»
«Sono in vantaggio di circa 1.500 chilometri – spiega Marchesi –, ma gli ultimi sono i più duri sia sul piano mentale sia perché adesso la fatica inizia davvero a farsi sentire quindi dovrò essere bravo a soffrire e a stringere i denti oltre che a gestire le forze». E proprio l’amministrare diventa una prerogativa determinante per abbattere il muro del record visto che – se la media giornaliera resterà quella attuale, ovvero sugli 80 chilometri – Battista anziché tagliare il traguardo il 18 novembre (questo il limite) potrebbe addirittura portare a termine il suo sforzo entro la fine di ottobre.

Due compagni di viaggio
Nel frattempo l’atleta dei Runners , cammin facendo, ha incontrato sulla sua due nuovi «compagni di viaggio»: il primo è Joshua Gillis, naturopata americano che lo segue in veste di fisioterapista per ciò che concerne la postura e per tutti quei meccanismi che si innescano per ottimizzare lo sforzo fisico e dunque la performance. Un autentico luminare in materia, del quale lo stesso Marchesi riconosce i meriti, non facendo mistero dei benefici che ne ha tratto da quando le loro strade si sono incontrate. Se il primo è un ausilio «pratico», il secondo invece è più teorico, ma fornisce un’ulteriore idea circa la interesse suscitato da questa avventura: Battista, infatti, è diventato oggetto di studi da parte dell’Università di Verona che ne segue, attraverso tabelle specifiche che lui stesso è chiamato a compilare, passo dopo passo il grande tentativo. Perché ancora di tentativo siamo costretti a parlare, anche se «ol Tista» intravede finalmente quel traguardo che sogna da quando ha intrapreso questo percorso, tra difficoltà e sacrifici, ma tutto per il grande amore verso lo sport.

Federico Errante – L’Eco di Bergamo

Battista Marchesi e il suo lungo viaggio di 19100 km