Scasletto di ValtortaOasi naturalistica del Bolgià A nuovo sentiero e staccionate. Giusto in tempo prima dell’arrivo della neve che avrebbe precluso qualsiasi possibilità di lavoro, a Valtorta è stata completata la sistemazione dell’Oasi del Bolgià. «L’intervento è stato laborioso – osserva il vicesindaco Piero Busi – ma siamo giunti alla conclusione e il prossimo anno i nostri ospiti troveranno il Bolgià ancora più accogliente». Si parla di Oasi ambientale e storica: la zona è posta ai bordi del torrente Stabina e prende il nome dallo storico ponte ad arco che collega le due sponde: a destra l’abitato del centro storico di Valtorta e sulla sinistra le contrade di Costa e Scasletto. L’antico ponte fu per secoli l’unico collegamento tra i due versanti della valle.

Vicino al ponte sorse un edificio nel quale funzionarono il mulino e le «peste» per granoturco, segale, orzo e ancora il maglio per la lavorazione del ferro. Agli inizi degli Anni ‘60 vennero costruiti un altro ponte e una strada carrabile e il Bolgià finì nel dimenticatoio. Oasi ambientale perché la natura è ancora intatta, e storica per i motivi appena citati. «La zona continuava ad essere affascinante – osserva Busi – e quando si decise di realizzare il museo se ne prospettò il recupero a fini turistici». Il primo passo fu il recupero della piccola struttura posta sulla riva del torrente e dei macchinari in essa alloggiati, che sono perfettamente funzionanti (operazione di recupero che si deve a Tomaso Regazzoni).

«Alcuni anni fa – continua Busi – si trovarono gli ingressi delle antiche miniere di ferro e la fucina nella quale si producevano i chiodi. Si decise allora un intervento di recupero completo della zona con progetto dell’architetto Andrea Pandolfi, che ora è stato completato». È stata sistemata la mulattiera che scende dal paese al torrente, sono state posate delle staccionate in legno sui bordi degli spiazzi e per un tratto della mulattiera verso Scasletto; infine è stata completata la struttura della fucina. Il tutto sarà una bella e gradita sorpresa per i turisti della prossima estate.

Sergio Tiraboschi - L’Eco di Bergamo