Si avvertono i primi effetti dello sciopero dei docenti. Colpiti soprattutto i noleggiatori di autobus. Lo «sciopero delle gite» indetto dai docenti sta mettendo in ginocchio l’industria del turismo scolastico. Colpiti soprattutto i noleggiatori di autobus che parlano di meno 30-50% di prenotazioni. Per ristoratori e negozianti per ora si tratta di previsioni (le gite avvengono soprattutto tra marzo e maggio), ma sono previsioni fosche. Cifre non ne fanno, ma si fa presto a fare una stima del giro di denaro coinvolto. Le classi elementari sono 2.607.

In gita vanno le quinte, più o meno 500 classi, per un giorno solo e vicino a casa. Diciamo 20 euro a bambino, una ventina di bambini per classe, fanno 400 euro solo per i piccoli. Le classi medie fanno una gita giornaliera, le terze anche più lunga, ma in Italia, diciamo 50-200 euro a testa. A le classi sono 1.364 e di solito viaggiano in pullman privato. Ma il grosso del business perso è con le scuole superiori, che affrontano gite in Europa che durano parecchi giorni. Le classi sono 1.721, le gite avvengono un paio di volte sul quinquennio di studi e ogni allievo paga fra i 300 e i 500 euro.

I trasporti
Le scuole viaggiano quasi sempre in pullman privato, per ragioni di comodità e di sicurezza e il danno per gli autotrasportatori bergamaschi è notevole. «Inutile girarci intorno- commenta Gianantonio Amadei, referente del Gruppo autonoleggiatori dell’Associazione artigiani – tengono ancora abbastanza bene le gite di un giorno con rientro nel pomeriggio, ma il nerbo del nostro lavoro sono le gite di due e più giorni delle scuole superiori, ormai quasi scomparse!» Per il capoarea trasporti Dario Mongodi «il danno per le aziende è forte, anche se comprendiamo le ragioni che hanno spinto il corpo docente a mettere in atto questa forma di lotta. L’anno prossimo, se la situazione non si sblocca, molti posti di lavoro salteranno per esubero di autisti». Dello stesso parere Stefano Passera, capoarea trasporti dell’Unione artigiani. Secondo le associazioni di categoria, molti autonoleggiatori sarebbero disposti addirittura a pagare la trasferta ai docenti di tasca loro, se fosse possibile e se il problema fosse realmente quello e non invece un malessere generale della scuola pubblica che, dopo le polemiche di questi giorni, difficilmente rientrerà.

Lo sciopero
A Bergamo sono 17 gli istituti superiori e 14 gli istituti comprensivi che hanno approvato documenti formali anti-gita, ma molti altri si sono inseriti semplicemente nell’onda, mantenendo solo gli impegni già presi, per esempio nei programmi di scambio con l’estero, ma senza programmare nuove iniziative. Si salvano solo le uscite didattiche entro l’orario scolastico, cioè in sostituzione della lezione tradizionale, per visitare mostre o musei nel raggio di pochi chilometri. Gli autonoleggiatori propongono un tavolo provinciale con l’ufficio scolastico e l’assessorato all’Istruzione per «cercare soluzioni alternative condivisibili dai rappresentanti del corpo docente».

Bar e negozi
Si preparano a una brutta primavera gli esercenti di Città Alta. Renzo Casati, presidente della Comunità delle botteghe, che raccoglie un centinaio di negozi e bar del , riassume così la situazione: «Finora la stagione, fra weekend di pioggia e crisi economica, non è andata benissimo. Le gite di primavera portano sempre . Le scuole passano a Bergamo solo una giornata, gli non ne sono toccati, ma ristoranti, bar, negozi sì. Nei giorni feriali, lavoriamo per loro».

La neve
Dal crollo si è salvata la neve: Andrea Bosco di Bremboski osserva che: «Annullamenti di prenotazioni ci sono stati, soprattutto a gennaio. Ma a febbraio giornate sulla neve e settimane bianche sono riprese. Infatti a gennaio si registrava una flessione degli skipass studenti del 12%; a febbraio il segnale è tornato positivo e ha fatto registrate un +5.5% da inizio stagione».

Susanna Pesenti – L’Eco di Bergamo