Il fratello di Fois: ormai era rinato, non poteva essere overdose < < voleva riscattarsi tornando a correre nella sua amata . Lo abbiamo sempre sperato e in un certo senso ce lo aspettavamo. E ora avere la conferma che Valentino è morto di polmonite e non per un’overdose è stato per noi della sua famiglia il più bel regalo che mio fratello ci ha voluto fare nel giorno in cui avrebbe compiuto 35 anni. Questa notizia non ce lo riporta in vita, ma gli rende senza dubbio giustizia. Per Gianmario Fois, fratello maggiore del ciclista trovato morto il 28 marzo scorso nella sua casa di via dei Mille a Villa D’Almè, l’esito della perizia disposta dalla Procura per far luce sull’improvviso decesso dell’ex campione della “Mercatone Uno” cancella ogni ombra e ogni sospetto su Valentino.

ERA TORNATO A CORRERE
E’ vero che, in passato, aveva avuto qualche problema – racconta Gianmario Fois – ma ormai ne era uscito in pieno e si era riconquistato la sua vita. Negli ultimi tempi era tornato quello di una volta, era rientrato nel giro dei ciclisti professionisti, dunque il fatto che potesse aver usato delle sostanze proibite ci è subito sembrato un controsenso. Era rinato, non pensava più al suo recente passato. Era tornato un ragazzo sereno e la sua salute era a posto. Doveva per forza esserlo, visto che un ciclista professionista non può sgarrare in questo senso. Invece dopo la sua morte si sono alimentati sospetti, lo si è paragonato a Marco Pantani, si sono gettate su di lui delle ombre. Io alla siringa non ho mai creduto. E infatti ora è emerso che a ucciderlo è stata una polmonite fulminante: probabilmente nemmeno si è accorto che gli stava venendo questo malanno, tant’è che ha continuato ad allenarsi.

L’INCIDENTE IN AFRICA
Secondo il perito incaricato dalla Procura gli abusi di alcol e droga del passato di Valentino avrebbero contribuito, anche a distanza, a debilitare il suo fisico, abbassandogli le difese immunitarie. Fois, che anni fa dichiarò alla Gazzetta dello Sport di aver fatto uso di cocaina, ma di non essere un tossicodipendente, e che nel 2002 venne squalificato tre anni per doping, era rientrato nel ciclismo professionistico grazie a un nuovo ingaggio con l’”Amore & vita”.

Aveva già partecipato a una gara in Africa – prosegue il fratello di Valentino – ed era arrivato decimo. Laggiù era però caduto e si era ferito. Per questo era probabilmente rientrato in Italia debilitato. Ma deve aver sottovalutato le sue condizioni fisiche proprio in nome di quel desiderio di riscattarsi anche davanti alla sua amata città: per questo ha continuato ad allenarsi per la “Settimana bergamasca”, senza accorgersi che dentro di lui si stava alimentando quel male che lo ha poi stroncato all’improvviso. Una morte che è stata per questo scambiata come l’ennesimo eccesso, ma gli esiti della perizia hanno confermato che così non è stato e che da quel passato si era ormai davvero distaccato.

Noi familiari – conclude -, in particolare sua mamma, abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura. I giudizi sbagliati, vuoi anche per la tormentata parentesi passata di Valentino, si possono fare alla svelta. Ma lui era cambiato davvero. Noi lo abbiamo sempre saputo, ora ne abbiamo avuto la conferma>>.

Fabio Conti