È prevista per Pasqua l’uscita del terzo volume sulla storia di Roncobello che sta impegnando l’autore Gabriele Medolago e il gruppo di ricerca formato da persone del paese. Il libro, che fa parte di un’ampia collana, voluta e finanziata dall’Amministrazione comunale, sarà dedicato agli aspetti storici, dalle origini, attraverso il Medioevo, al periodo napoleonico, fino alle guerre mondiali. Dopo una prima parte dedicata ad argomenti generali, il libro si addentra nelle vicende di carattere locale, ripercorrendo l’avvicendarsi degli amministratori comunali dal 1200 a oggi. È proprio durante il lavoro di ricerca legato a un fatto avvenuto a Baresi alla fine del 1700 che il gruppo di lavoro ha potuto svelare i passi conclusivi di un fatto particolare.

La scoperta riguarda la fine drammatica di due cugini del paese, Giovanni Domenico Gervasoni e Angelo Gervasoni. Una storia, la loro, forse romanzata nel tempo, ma che delinea i due uomini, secondo i documenti dell’epoca, come malfattori, colpevoli di estorsioni e di omicidio. Ma quello che aveva portato i due Gervasoni alla ribalta delle cronache era stata la costruzione in paese dell’«Albero della libertà», un alto tronco sormontato da un berretto rosso e adorno di bandiere, simbolo della Rivoluzione francese e delle nuove idee libertarie.

Era la prima volta che accadeva un fatto simile nella Bergamasca e all’interno della Repubblica Veneta. Il clamore di quella sfida lanciata allo Stato veneto raggiunse presto le autorità e i due furono sottoposti a processo. Le ricerche hanno portato al ritrovamento di un avviso di sentenza del 3 novembre 1797, dove non compaiono le cause d’imputazione, che condannava a morte i due cugini. La fine tragica dei due è emersa ora da un’annotazione posta il 4 novembre del 1797 dal parroco sul libro dei nati, dove accanto ai nomi è stata apposta la scritta «decapitati per i loro delitti».

In un atto notarile steso in un periodo seguente, il figlio di uno dei due Gervasoni dichiarava che il padre era stato giustiziato a Bergamo in Piazza Nuova e i nomi compaiono anche sul libro dei morti della città di quel periodo. La storia, ora ricomposta nel lavoro di stesura del libro, ci racconta che i due uomini, colpevoli nel tempo di una somma di reati, furono ghigliottinati dai francesi, cioè paradossalmente proprio da coloro ai quali inneggiava il famoso «Albero della libertà» di Baresi.

Monica Gherardi - L’Eco di Bergamo