Oltre il Colle – Come volta il cielo, uno spazio scandito da grandi pilastri di rami e pali, per pavimento un antico pascolo, tutto attorno vasti panorami con le cime seghettate dei monti delle Orobie. È così che si presenta la «cattedrale vegetale» in costruzione sul , a 1.200 metri di quota. Uno straordinario edificio, che è al tempo stesso opera d’arte e architettura da cui pietra, cemento, acciaio sono totalmente banditi. Il cantiere lo si può vedere prendendo per la strada che da Oltre il Colle sale verso il rifugio Capanna 2000. Arrivati in località Plassa, ecco un dosso sul quale si innalzano i pilastri della più incredibile cattedrale gotica, con le navate e le colonne in cui materiale proviene dai vicini boschi: abete, castagno, nocciolo.

Per la «cattedrale vegetale» non viene impiegato materiale che non sia legno e che non provenga dai boschi delle Orobie.
Pali di abete – Nel cantiere è previsto l’utilizzo di 1.800 pali di abete.
Rami – Sono di castagno i 600 rami impiegati per costruire la «cattedrale».
Nocciolo – È stato calcolato che occorrano rami di nocciolo per la lunghezza di circa 5-6.000 metri.
Faggio – L’opera sarà completata con la messa in posa dentro le colonne di 24 piccole piante di faggio.
Quota – La «cattedrale vegetale» si trova all’altezza di 1.345 metri.
Misure – Lunghezza della «cattedrale»: 28,5 metri; larghezza: 24 metri; altezza massima: 13 metri; altezza minima:
5 metri; numero delle navate: 5; larghezza navata centrale: 5,50 metri; altezza massima della navata centrale:
13 metri; larghezza delle prime due navate laterali: 4,50 metri; altezza massima delle prime due navate laterali: 8 metri; larghezza navate laterali esterne: 4 metri; altezza massima navate laterali esterne: 5 metri; numero delle colonne:
42; numero dei fusti per colonna: 8; diametro colonne: 1,50 metri.
Località La «cattedrale verde» sorge in Comune di Oltre il Colle, in località Plassa (Grumello), lungo la strada che porta sull’Arera, dove si trova il rifugio «Capanna 2.000»

Gli escursionisti osservano e commentano, curiosi di conoscere come si presenterà alla fine. Non lo sapremo mai perché nel giro di una generazione o poco tutto il legno sparirà, decomposto dall’azione delle stagioni e delle intemperie; resteranno i 42 alberi di faggio che, piantati all’interno delle strutture dei pilastri, saranno liberi di crescere. Non più presente l’intreccio originale dei vari elementi in legno, saranno i faggi sempre più robusti a indicare con il loro allineamento la mano dell’uomo, in un processo del tutto naturale.

Un po’ come capita oggi sui colli dove un tempo sorgevano i . Distrutto il casello, abbandonato tutto il resto, l’unico segno è la dislocazione di superstiti alberature: una traccia, un semicerchio vegetale che non può essere attribuito alla natura. E spesso è proprio il faggio secolare a testimoniare l’antico utilizzo. Di tutte le iniziative finora messe in campo dal Bergamasche questa è sicuramente la più importante e ricca di significati. Si è incominciato qualche tempo fa contattando Giuliano Mauri, lodigiano, artista di fama internazionale ma forse più conosciuto all’estero che in Italia. Noto per installazioni e strutture realizzate con materiali naturali come legno, terra, arbusti e corde, Mauri una decina di anni fa aveva progettato una «cattedrale vegetale » in Val Sella, a Borgo Valsugana, nel Trentino, che da allora è già stata visitata da centomila persone.

Gli è stato chiesto di fare altrettanto nell’ambiente delle Orobie, sul pizzo Arera, utilizzando il legno proveniente dai boschi di queste montagne, dove uno degli alberi più belli e diffusi è il faggio. «Ce ne sono anche sull’Arera, e molto vecchi», ricorda Paola Tognon, nota esperta d’arte moderna, incaricata della curatela (direttrice artistica) del progetto. Mentre Mauri incominciava a tracciare i primi disegni, in sua compagnia Paola Tognon ha percorso le pendici dell’Arera in cerca del luogo adatto per la futura cattedrale. La scelta era caduta infine su poggio isolato, dove i resti di una pozza indicavano un lontano utilizzo come zona di pascolo. Ed è quello dove ora si sta lavorando. Il progetto, di cui il presidente del Parco ha voluto fossero partecipi anche i Comuni di Oltre il Colle, Roncobello e Ardesio, e con la partecipazione del Centro di etica ambientale di Bergamo, si è sviluppato tra il
2008 e il 2009. Purtroppo Giuliano Mauri non ha potuto vederne l’esecuzione pratica: è mancato nella primavera
dell’anno scorso.

Ma la sua idea era già concreta nei disegni e nelle indicazioni che aveva elaborato. Così con l’apporto del figlio dello
scomparso, Roberto, e della dottoressa Tognon, abilissimi carpentieri hanno incominciato la costruzione.
Il 2010 è stato scelto per il suo completamento e l’inaugurazione in quanto proclamato dall’Onu «Anno della biodiversità ». Spiega il presidente Franco Grassi: «In un anno così importante abbiamo deciso di organizzare delle iniziative che aiutino ad avvicinare le bellezze del pizzo Arera a un numero sempre più vasto di persone. Da un lato la “cattedrale vegetale” di Mauri, dall’altro la sistemazione dei Sentieri dei Fiori e delle Farfalle. Questi ultimi sono sentieri  di facile accesso, dai quali è possibile scoprire le straordinarie peculiarità naturalistiche tipiche di queste zone».

Pino Capellini – L’Eco di Bergamo

Le immagini della Cattedrale Verde in costruzione sull’Arera