Zogno – O arriva qualcuno che entra nella società altrimenti non vedo grandi prospettive, anche perché il mercato è quello che è, l’azienda viene da otto anni di ammortizzatori sociali, c’è stato anche l’incendio, e l’attuale dirigenza è palesemente inadeguata», dice Raffaele Salvatoni, segretario della Femca-Cisl al termine dell’incontro di ieri tra i sindacati e la Manifattura Val di , rappresentata dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers a cui l’amministratore delegato Massimo Trabattoni ha dato l’incarico di trattare con i sindacati e di redigere il piano industriale.

Piano industriale che, dopo la domanda di concordato preventivo depositata con riserva al Tribunale di Bergamo, dovrà essere presumibilmente presentato entro 30-60 giorni. «All’incontro – aggiunge Pietro Allieri, della Filctem-Cgil – gli avvocati della Price ci hanno detto che, adesso che è stata presentata domanda di concordato, vi sono più possibilità che si facciano avanti uno o più soggetti con l’intento di inserirsi nella società o di subentrare, portando quel valore aggiunto che potrebbe dare qualche garanzia di continuazione. Del resto, non si può far risolvere la situazione a chi non è riuscito a farlo in otto anni». Se verrà costituita una nuova società è probabile che non avrà più di 70-80 dipendenti.

Lo stesso Trabattoni conferma: «Aspettiamo una risposta da parte del presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Bergamo Mauro Vitiello, ma, a nostra volta stiamo lavorando perché ci sia il coinvolgimento di qualcuno che, assieme a noi, possa rilanciare l’azienda. Stiamo trattando con dei gruppi, non bergamaschi. Non è Marzotto che tutti tirano sempre in ballo, ma sono altri nomi. Io sono anche disposto a fare un passo indietro perché ho commesso tanti errori: sono pronto a fare qualsiasi cosa perché l’azienda torni a crescere». Trabattoni ha nel cassetto un suo piano di rilancio, ma, per sua stessa ammissione, riconosce che dai consulenti della PricewaterhouseCoopers è considerato solo «un sogno». «Purtroppo – aggiunge – in queste condizioni nessuno si fida di me, ma, se mi ascoltassero, trasformeremmo due o tre aziende che vanno male in un’azienda solida e flessibile, nella migliore camiceria del settore. Ammetto che, dopo tutti gli sbagli che ho fatto, non sono più credibile».

Quale il più grosso di tutti?
«Quello di tenere, nel 2006, quando sono arrivato, prima 586 persone e poi 331, e di non mettere nessuno per strada. Ma già allora l’organico giusto era di 130-140 persone, che sono poi stati quelli che hanno lavorato effettivamente. Bisognava avere il coraggio di tagliare ma non me la sono mai sentita. La mia famiglia ha investito 13,5 milioni in questi anni, almeno 3,5 potevano essere utilizzati per pagare i Tfr dei lavoratori in esubero ma non l’ho fatto perché ero convinto che si potesse accorpare qualche altra azienda per creare un grande polo produttivo». Nonostante lo scetticismo dei sindacati e le preoccupazioni dei lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea, Trabattoni dice che «malgrado qualche nostro concorrente vada in giro a dire che siamo già morti, stiamo facendo la fiera di Shanghai dopo aver fatto quelle di e Parigi». E l’appello finale: «Chiunque fosse interessato alla Mvb, si faccia avanti». L’attenzione di sindacati è però rivolta anche agli stipendi che, per i 70-80 dipendenti che hanno lavorato in febbraio, dovrebbero essere pagati lunedì 10 marzo (mentre gli arretrati finiranno nel calderone del concordato): «Saranno assolutamente pagati il 10», assicura Trabattoni. «Se non vengono pagati, è la fine», avvertono i sindacati.

Pierluigi Saurgnani – L’Eco di Bergamo

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