Zogno – Cassa integrazione straordinaria al posto dei contratti di solidarietà. È ciò che ha proposto la di ai sindacati: Cigs di un anno per i 373 dipendenti, che prenderà il via il 10 gennaio, ma l’incontro di ieri in Regione si è concluso con un mancato accordo. A fronte dell’apertura di una procedura di mobilità, oggi ritirata, che interessava 242 dipendenti (all’inizio del 2006 i lavoratori erano circa 500), l’azienda ha deciso di ricorrere allo strumento della Cigs e non ai contratti di solidarietà (questo sarebbe il sesto rinnovo) «come invece avevano convenuto le parti, almeno fino alla fine di settembre, durante gli incontri sindacali» fanno sapere i sindacati.

Cds in scadenza il 9 gennaio
L’ultimo contratto di solidarietà, ancora in corso, è stato siglato l’11 gennaio di quest’anno (scadrà il 9 gennaio), «occasione in cui la Fingest, attuale proprietaria della , aveva sottolineato, a mezzo stampa, che questo ammortizzatore sociale «resta il più idoneo per andare incontro alle esigenze dei lavoratori», come spiegano i sindacati. «L’azienda, però, ora ne subordina la proroga alla rinuncia da parte dei lavoratori dei contenuti di tutta la contrattazione aziendale costruita negli anni – evidenziano Pietro Allieri della Filctem-Cgil, Raffaele Salvatoni della -Cisl e Luigi Zambellini della Uilta-Uil di -. A fronte del nostro rifiuto, supportato anche dall’affollata assemblea dell’altroieri, a cui hanno partecipato circa 300 dipendenti, l’azienda ha deciso di procedere alla richiesta di cassa integrazione straordinaria per crisi, che comporta una netta perdita di salario per i dipendenti, oltre ad un incremento di costi anche a suo carico a parità di ore lavorate».

Ammortizzatori condivisi
Stando ai sindacati da sei anni si sono trovate forme condivise di gestione degli ammortizzatori sociali per evitare «una drastica riduzione del personale». Ora, però, «questa scelta fortemente penalizzante ci lascia pieni di dubbi sull’effettiva volontà di proseguire l’attività lavorativa – continuano i tre sindacalisti -. Abbiamo l’impressione che il rifiuto della presentazione di un piano industriale che dimostri le azioni messe in campo per riuscire a recuperare il deficit di bilancio possa nascondere altre intenzioni, o l’incapacità di affrontare il periodo di crisi. Valuteremo, quindi, ogni azione di protesta da mettere in campo dopo la pausa festiva. Saremo estremamente attenti anche nell’applicazione di una cassa integrazione che dovrà essere rigorosa nella gestione della rotazione».

L’Eco di Bergamo

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