Carlo CeresaIl museo Ceresa apre con sorpresa al cioccolato. San Giovanni Bianco: ritratto utilizzato nello spot di una nota azienda di dolci A San Giovanni Bianco pochi lo sapevano. E ancor meno, forse, nel resto della provincia. Un quadro di Giovanni Busi detto il Cariani, artista sangiovannese tra Quattrocento e Cinquecento, allievo del Giorgione a Venezia, compare sui menu di cioccolate dell’Eraclea, azienda alimentare con sede a Segrate, nel Milanese, famosa, in Italia e in Europa, soprattutto per i suoi prodotti al cacao. Il quadro raffigura Giovanni Benedetto da Caravaggio, filosofo dei primi del XVI secolo, ma l’azienda milanese, volutamente o forse per errore, probabilmente l’ha scambiato per un esploratore, Colombo o Magellano. Personaggio raffigurato per illustrare l’arrivo del cacao dalle Americhe. E così il volto del filosofo caravaggino dipinto dal Cariani è diventato per Eraclea l’«esploratore del gusto», come dice lo slogan che accompagna i dépliant dell’azienda.


La curiosità per dire che domani, alle 17, a San Giovanni Bianco, apre, dopo sette anni di progetti e lavori, Casa Carlo Ceresa, il museo dedicato a uno dei ritrattisti italiani più importanti del Seicento ma anche a tutti gli altri pittori sangiovannesi saliti agli onori delle cronache dell’arte tra Quattrocento e Cinquecento. E tra questi sicuramente ci fu Giovanni Busi (1485-1547) di cui, appunto, a «Casa Ceresa», è esposta la riproduzione del quadro di «Giovanni Benedetto», ritratto il cui originale è custodito all’Accademia Carrara. E ieri, durante l’allestimento del museo, si è potuto accertare quella che, peraltro, per alcuni non era neppure una sorpresa: la grande riproduzione esposta è quella della pubblicità dell’Eraclea. Già, perché a qualche centinaio di metri da «Casa Ceresa», un bar espone alla parete un quadro pubblicitario dell’azienda di dolci con tanto di ritratto del nostro filosofo caravaggino. «Qualcuno, esperto d’arte – dicono dal bar –, ci aveva detto che somigliava a un quadro del Cariani». E ieri i dubbi sono stati sciolti. Ma, al di là del simpatico episodio, l’inaugurazione di domani, per San Giovanni Bianco e la valle, rappresenta un evento culturale importante: l’apertura di «Casa Ceresa», infatti, segna una tappa decisiva nella realizzazione dell’itinerario museale del «Rinascimento brembano». La casa che fu dell’artista del Seicento ospita al pianoterra due sue riproduzioni: l’«Annunciazione» custodita nella parrocchiale di Valleve (è esposto il particolare dell’angelo, ingrandito fino a due metri e 30 centimetri), e la «Visione di San Felice da Cantalice», il cui originale è nella parrocchiale di Nese di Alzano.
Ci sono poi la riproduzione del filosofo caravaggino del Cariani e una «Madonna con santi» di Antonio Boselli (l’originale, del 1500, è in una chiesa di Almenno San Salvatore). In esposizione, quindi, la riproduzione di Bepi Galizzi dell’acquerello di Giuseppe Cavagnis, parroco di San Giovanni Bianco nella prima metà dell’Ottocento (quadro in cui si vedono la casa di Carlo Ceresa e le antiche fucine degli Zignoni). Oltre a queste opere che saranno permanenti, fino al 9 settembre, al piano terra e al primo piano verranno esposti quadri del sangiovannese Giuseppe Milesi (1915-2001), tra i principali pittori bergamaschi del Novecento. A Milesi, sempre domani, sarà intitolata la via adiacente al museo, oggi dedicata a San Francesco d’Assisi. Ma «Casa Ceresa» apre anche quelli che erano gli «stalass» sotterranei: da domani ospiteranno la collezione di Bepi Belotti, 74 anni, di Zogno, già pittore e operaio in una fonderia, originario del Bosco di San Giovanni Bianco. In mezzo secolo ha raccolto circa 4.000 pezzi tra antichi ferri e attrezzi in legno. Ci sono chiavi, tenaglie, serrature, lucchetti, falcetti, martelli, roncole, chiodi, pinze, grate, rampini, bilance, lame, realizzati tra il Medioevo e l’Ottocento, ma anche attrezzi in legno usati nelle cucine di una volta, palette, posate, taglieri, tutti firmati o intarsiati, rocche e fusi, bastoni da passeggio decorati, quindi un telaio dell’Ottocento. «Sono pezzi acquistati da privati in anni di ricerche tra soffitte e cantine – racconta Belotti – e in casa mia, ormai, lo spazio per conservarli era sempre meno. Così ho deciso di cederli».

Oggetti che raccontano secoli di storia domestica della valle, la vita contadina di un tempo, la fatica di chi lavorava la terra e il ferro. Sì, perché, proprio a ridosso di «Casa Ceresa», nel Quattrocento, funzionava la fucina della famiglia Zignoni, dove si forgiavano appunto attrezzi in ferro. Ecco, quindi, il motivo dell’esposizione permanente di «ferrarezza» del Belotti, che sarà parte integrante del museo. E le prossime tappe di quello che è stato chiamato itinerario museale del «Rinascimento brembano» saranno proprio l’acquisto della vecchia fucina degli Zignoni (fino a qualche decennio fa utilizzata come forno del pane), la riattivazione del maglio e della roggia che lo faceva funzionare (ma il tutto non sarà pronto prima del 2010).

Intanto «Casa Ceresa», oltre a ospitare quadri originali o riproduzioni e «ferrarezza», diventerà anche «Centro studi» sul pittore del Seicento, quindi ospiterà la collezione mineralogica donata da Gigi Redondi di San Giovanni Bianco, la raccolta di fossili, donazione di Luciano Malanchini di Bergamo, tutta la documentazione archivistica sulla storia di San Giovanni Bianco, a partire da quella del professore e storico, recentemente scomparso, Tarcisio Salvetti, e il laboratorio di ricerca dei coltellinai e forgiatori bergamaschi. Oggi, dunque, l’apertura di «Casa Ceresa», alla presenza di amministratori locali e dell’assessore alle Culture, identità e autonomie della Regione Lombardia Massimo Zanello. E il ritratto usato da Eraclea? L’azienda – contattata – è rimasta sorpresa della felice coincidenza. Verremo a vedere la mostra, hanno detto, ma di più non sapevano dire su autore e soggetto del ritratto usato nei menu. Per Ceresa e la sua casa, comunque, non poteva esserci debutto più dolce.

Nuova tappa del Rinascimento brembano

L’apertura di “Casa Ceresa” non rappresenta l’arrivo, ma il punto di partenza per recuperare e riscoprire edifici storici e temi di cui il nostro paese e la valle sono ricchissimi. Così l’assessore comunale alla Cultura e presidente del Consiglio di amministrazione dell’istituto del «Rinascimento brembano» Giovanni Milesi commenta l’inaugurazione di «Casa Ceresa», progetto presentato insieme al Comune di Camerata Cornello, avviato nel 2000 e ora portato a termine. «Avere quadri originali del Ceresa era impossibile – dice Milesi –. Acquistarli dalle collezioni private, dai musei o ritirarli dalle chiese non si poteva. D’altronde non abbiamo pensato a un classico museo espositivo ma a un percorso. “Casa Ceresa” sarà una delle tappe dell’itinerario del “Rinascimento brembano” e dovrà diventare un centro di studi». Oggi l’istituzione «Rinascimento brembano» è diretta da Eliseo Locatelli mentre la presidenza del Consiglio di amministrazione è di Giovanni Milesi. L’itinerario complessivo da realizzare comprende la Via Mercatorum, dal Ponte Vecchio a piazza Zignoni, fino alla mulattiera per Oneta e Cornello dei Tasso (il recupero è in fase di ultimazione); quindi la Via Priula, da Piazzalunga risalendo per i portici di via Grataroli, il ponte sull’Enna fino ai portici di via Corserola e Pretura. Nell’itinerario sono compresi palazzo Boselli, la chiesa parrocchiale, le future fucine Zignoni (da riattivare), Casa Ceresa e la Casa di Arlecchino a Oneta.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo 27/07/2007