La polemica sull’accesso delle moto da enduro e da sui nostri diventa sempre più calda, e le prese di posizione sempre più nette. Dopo l’appello del Cai di alle istituzioni a far rispettare le leggi che ne vietano l’accesso, nel dibattito interviene ora anche il coordinamento di Orobievive che, con una lettera al nostro giornale, a partire da una frase del sindaco di Bossico, «le amministrazioni non possono certo erigere delle barriere sul proprio territorio impedendo l’accesso alle moto», chiede invece che la legge venga fatta rispettare, proponendo allo stesso tempo che gli stessi motociclisti e le loro associazioni si attrezzino per creare circuiti adatti a trial e affini.

«Le dichiarazioni del sindaco di Bossico riportate nell’articolo del 30 marzo scorso – scrive Orobievive – ci stupiscono fortemente. Dato che la pone un divieto al transito delle moto sui sentieri ed affida la vigilanza – tra gli altri – proprio alla polizia municipale e alle , questa dichiarazione appare quantomeno sorprendente, perché significa che l’amministrazione alza bandiera bianca e si rassegna a non difendere la legalità».

Ma moto da enduro e da trial vengono prodotte e che chi le acquista desideri utilizzarle, si aggiunge. Tuttavia, «poiché l’utilizzo motociclistico dei sentieri è illegale, su aree private ed appositamente create sarebbe opportuno offrire ai motociclisti la possibilità di praticare il loro passatempo, anche per non fornire alcuna scusa per la sistematica violazione della legge». Un problema, quello delle moto sui sentieri, «che non è solo estetico ed etico, come alcuni vorrebbero far credere, ma economico, poiché l’utilizzo motociclistico erode i sentieri, costringendo gli enti incaricati ad una maggiore manutenzione e peggiora nettamente la fruizione degli stessi da parte degli utenti tradizionali».

Quindi, prosegue la lettera a firma Orobievive, Fab, , Mountain Wilderness e Wwf Italia, «se un percorso vorrà essere individuato, potrà essere realizzato dalle associazioni sportive in questione, su terreni privati posti a loro disposizione, dopo il vaglio delle amministrazioni».

Poi la questione delle autorizzazioni: «Crediamo che le responsabilità civili e penali legate all’autorizzazione dell’attività non debbano essere sottovalutate dagli amministratori. Alquanto discutibile poi il percorso metodologico proposto dalle amministrazioni sulle modalità di consultazione. Esse si propongono di individuare prima il percorso e poi di sottoporlo alla valutazione dei cittadini. A quel punto, però, ci sarà un’unica scelta: avrebbe molto più senso che si partisse da subito con le consultazioni e si individuassero una serie di possibilità da discutere con tutti i portatori di interesse sulla questione».

L’Eco di Bergamo