Dopo il botta e risposta che ha animato nei giorni scorsi il dibattito sul tema delle moto in , la Federazione motociclistica italiana e il Club alpino italiano si sono seduti allo stesso tavolo per avviare un confronto. Il sasso era stato lanciato circa un mese fa dal Cai di con una lettera indirizzata alle istituzioni (Regione, Provincia, prefettura, e Comuni) sul tema «Divieto della circolazione a mezzi motorizzati lungo e mulattiere di della ».

Dalla polemica al dialogo
«Con il presidente della Federazione motociclistica Paolo Sesti, ho avuto un incontro settimana scorsa – spiega Paolo Valoti, presidente del Cai –. Abbiamo avviato un confronto che in una prima fase sarà di tipo tecnico». Giovedì prossimo, infatti, al Palamonti si riuniranno per la prima volta i rappresentanti di due commissioni, una analizzerà la normativa, l’altra approfondirà gli aspetti ambientali.

Diritti e doveri
Nel comunicato congiunto di Federazione motociclistica e Cai si sottolinea che «la decisione scaturisce dalla convinzione che ogni cittadino debba avere il pieno diritto di fruizione del patrimonio naturale che caratterizza il territorio italiano. Ma uguale e comune convinzione di entrambe le parti è che questo debba avvenire nell’ambito del completo rispetto delle leggi in vigore, dei doveri di ogni cittadino per la salvaguardia delle qualità ambientali e della montagna, e della convivenza di tutti i fruitori di questa ricchezza». «È significativo – sottolinea Valoti – che una federazione a livello nazionale abbia percepito l’esistenza di un problema reale sollevato dal Cai di Bergamo e che manifesti disponibilità al confronto. Anche per Sesti un certo modo di frequentare la montagna con la moto ha un impatto negativo e dannoso. Per noi è importante anche salvaguardare il lavoro del volontariato prezioso per il ripristino e il mantenimento dei sentieri».

Innovazioni normative
Dal confronto dovrebbero scaturire ipotesi di soluzioni «eque e condivise, sotto la supervisione delle autorità incaricate di controllare il totale rispetto delle norme in materia», affermano Federazione e Cai. In effetti, secondo Valoti, necessariamente le ipotesi individuate dovranno coinvolgere i Comuni e le forze dell’ordine: «Ma il nostro obiettivo è di portare la questione all’attenzione della perché è auspicabile giungere a innovazioni a livello normativo. Per esempio si potrebbe introdurre l’obbligo per ogni provincia di individuare territori per la pratica del motociclismo».

Laura Arnoldi – L’Eco di Bergamo