Il prossimo 1 Agosto alle ore 18.00, presso la sede del Comune di Oltre il Colle in via Grimoldi, alla mostra Percezioni D’Arte degli artisti Luigi Magistrali e Giuseppe Kramer Badoni. Un viaggio per luoghi simbolici disparati, intrisi di archetipi nel quale si viene proiettati in un dialogo continuo con l’anima. Lo scenario di Percezioni d’Arte, un titolo felice che rappresenta il lungo viaggio ma anche la nuova fase in cui gli artisti si trovano attualmente, effettivamente alla ricerca di nuovi spazi da cui ripartire, attraverso momenti di pausa e riflessione. Un tempo i luoghi erano al centro dell\’interesse del pittore, adesso l’uomo diventa così ingombrante da non poter più essere ignorato e con il suo ego, il suo dolore e la sua storia talmente grande invade la scena con un velo di grigiore che indica la sua inquietudine, il passaggio attraverso una dolorosa consapevolezza dei propri limiti e delle proprie terrene possibilità. I protagonisti delle opere ricercano qualcosa, passano per caso nella tela del pittore, filmati dal suo obiettivo, per riprenderne i movimenti più spontanei e, a volte, nascosti.

Luigi Magistrali è nato a , città in cui vive in una felice fusione con la sua passione per l’arte, che da sempre lo accompagna e alla quale sin da ragazzo si è dedicato con costanza. Una incessante attività artistica che, sin dagli anni Ottanta, lo vede tra i protagonisti dello scenario artistico contemporaneo. La sua produzione artistica è un formidabile veicolo di dialogo e comunicazione, una lacerante interpretazione della figura umana e squarci di paesaggio sono i temi prediletti di questo pittore: ” Salvare l’umanità da sé stessa” esplorando per ritrovare il senso dell’esistere. Crollate anche le ultime certezze, distrutti gli ideali e logorate le ideologie, all’uomo non resta che la via della Bellezza e della Fede in quei valori imperituri e fondamentali capaci di riscaldare i cuori ed illuminare le menti.

Giuseppe Kramer Badoni è nato a Francoforte sul Meno il 16/2/1938 ma è vissuto sempre in Italia dove si laurea in ingegneria nel 1962 presso il Politecnico di Milano.Durante gli studi coltiva la passione per il disegno e la pittura, come del resto già fin da ragazzino. Nel tempo libero riesce sempre a riunirsi con amici per dedicarsi all a pittura, anche con la presenza e partecipazione del maestro Luiso Sturla. Frequenta poi assiduamente i corsi di nudo condotti dal maestro Massimo Zuppelli presso l’accademia di Brera.

L’arte di Giuseppe Kramer Badoni, denota un realismo-naturalistico, guarda principalmente alla forma del corpo umano, nella sua entità spaziale, rimette lo spazio della cosa figurata che acquista così un valore paradigmatico di straordinaria emotività. Variazioni sul tema della figura che si susseguono, portando lo spettatore verso una continua sorpresa attraverso la quale si percepisce l’identità della differenza.

TESTO CRITICO LUIGI MAGISTRALI

Un buco temporale rappresentato da una tela bianca è una ferita, ma contemporaneamente un’apertura, un buco che lascia trasparire trattenuti, spesso censurati, flussi nascosti. Una testa indossa un telo che copre i sensi, è la censura delle aperture più potenti: occhi, bocca, orecchie.;sensi, traspirano nascosti, conservano un messaggio, dall’esterno all’interno e dall’interno all’esterno, sono gli strumenti di che devono comunicare. Quando l’uomo nega fondamentali elementi di comunicazione tra limitando la libertà umana diventa un mostro occluso e disumanizzato. La comunicazione è il modo di stabilire relazioni con il mondo, i rapporti composti sulla base di pensieri e parole, che si traducono in azioni e quando sono contrastati, il corpo si ribella violentemente, si auto-infligge una ferita, un taglio e si apre un buco, un buco è una speranza attraverso la violenza, da cui, con dolore insopportabile, la verità viene fuori, una luce geometrica, che è la proiezione del tempo, che è un pensiero collettivo ostacolato dalla censura.

Quando i mezzi di comunicazione sono sottratti il corpo perde la sua libertà.Il corpo violato, costretto dalla gabbia in cui vive, trova nella creazione di un buco temporale, un canale attraverso il quale riesce a liberarsi. L’azione del gesto libera dai vincoli, dalle pressioni che soffocano la soggettività, facendo riemerge l’uomo nella sua fisicità”. Il velo/ tela nega le regole della burocrazia delle convenzioni sociali, le nasconde, le neutralizza in forma anonima,liberando la persona, l’entità, l’identità e il corpo. Assistiamo alla nascita dolorosa di una persona che respira per la prima ,volta provocando una reazione violenta, liberando gli arti, e con essi nuove sensazioni, sensi, sentimenti. Una volta che la nuova identità viene rilasciata, triangoli di flusso luminoso privi di pregiudizio escono di getto, emanado nuova energia. Il corpo è scosso da spasmi incontrollabili e poi crolla esausto. Siamo in un debutto? Siamo al momento della nascita simbolica del neonato che grida che seguirà? Non lo sappiamo e staremo a vedere.

 

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