Morto su un furgoncino il Camós della Valle Brembana
-La Valle Brembana, San Pellegrino Terme Articolo letto da 531 Utenti - Pubblicato il 27 Dicembre 2007È Bruno Tassi, noto scalatore di San Pellegrino. Aveva 51 anni Lunedì lo schianto: viaggiava con un amico sull’ex statale. SAN PELLEGRINO TERME - La montagna perde il suo «Camós». Bruno Tassi, 51 anni, uno degli alpinisti più amati e stimati della Bergamasca, ha infatti perso la vita non in una sfida alla roccia, ma in un più banale incidente stradale. La tragedia si è verificata lunedì verso le 16 sulla ex statale della Valle Brembana poco prima della galleria «Darco», in territorio di San Giovanni Bianco. Coinvolti nello scontro due mezzi: il furgoncino Citroen Jumpy con a bordo l’alpinista e un amico residente a Lecco, che proveniva da San Simone, e una Opel Astra station wagon su cui viaggiavano un papà e i suoi due figli.
Impatto senza scampo
Il doppio impatto si è verificato circa 200 metri a Sud della galleria: stando alle testimonianze, l’autista del furgoncino ha perso il controllo andando a sbattere contro il versante della montagna sulla propria destra, quindi, dopo una carambola aerea, ha urtato la parte anteriore sinistra dell’auto che sopraggiungeva sull’altra corsia, l’Opel Astra, terminando il volo a fianco di quest’ultima. Bruno Tassi viaggiava sul lato passeggero del Jumpy ed è morto sul colpo, probabilmente dopo il primo impatto contro la montagna. «Una scena impressionante» ha raccontato scosso l’autista dell’Astra, Fabio Quadrati, 46 anni. «Mi trovavo a San Pellegrino con i miei due bambini di 6 e 8 anni: ero sceso per delle commissioni e stavo facendo rientro a Roncobello. Fortunatamente i bimbi viaggiavano in sicurezza, tutti e due dietro sui loro seggiolini, quando ho notato il furgoncino che mi veniva incontro, come se sbandasse, finché è andato a sbattere contro la montagna. Poi ha fatto una carambola in aria, girandosi e atterrando al mio fianco. Sono uscito dal lato passeggero e ho provveduto a liberare i bambini che, spaventati, avevano cominciato a urlare». Il bilancio dell’incidente è pesante: l’autista del furgoncino, M. F., 40 anni, lecchese, è finito in ospedale: non è grave; l’amico che viaggiava con lui è morto. L’amico è Bruno Tassi, lo si è saputo solo qualche ora dopo. I due stavano rientrando dopo un sopralluogo per motivi di lavoro a San Simone.
Sul posto sono giunti i carabinieri di San Giovanni Bianco, quelli del nucleo Radiomobile e i vigili del fuoco di Zogno, la Croce Rossa di San Pellegrino Terme e l’elisoccorso nel vano tentativo di salvare l’alpinista. La strada è stata chiusa per diverse ore per permettere le operazioni di soccorso e di rilievo, con pesanti ripercussioni sul traffico. I mezzi, recuperati da Offredi di Brembilla, sono sotto sequestro a disposizione dei carabinieri di San Giovanni Bianco.
«Era un’istituzione»
«Siamo rimasti molto colpiti da questa tragedia – spiega Sara Crotti, consigliere comunale a Cornalba - Tassi era un ospite prestigioso della nostra comunità : è stato anche grazie a lui se negli anni Ottanta la falesia di Cornalba è stata chiodata e ha cominciato a essere conosciuta in Europa. Prima di scoprire la nostra parete andava in Francia, poi ha trovato qui la sua palestra personale e qui preparava i suoi allievi. Bruno era un’istituzione: indimenticabili le sue scalate al campanile». E lo ricorda come «uno dei migliori arrampicatori della storia dell’alpinismo bergamasco» un illustre collega, Agostino da Polenza.
La camera mortuaria è stata allestita nella chiesetta di Ruspino, a San Pellegrino Terme vicino alla sua abitazione. Gli amici, che erano un po’ la sua famiglia, hanno deciso di proiettare alcuni filmati delle sue imprese: le arrampicate sulla falesia di Cornalba, su quella di San Pellegrino e la spedizione con l’amico Simone Moro. Quest’ultimo era all’estero, ma sta rientrando per rendere l’ultimo saluto al Camós. I funerali si terranno oggi alle 14.30 dalla chiesetta di Ruspino per la parrocchiale. Bruno Tassi lascia padre e madre: il fratello era morto nel settembre del 2006 mentre rientrava da una passeggiata in montagna.
Silvia Salvi - L’Eco di Bergamo
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