albenDomenica con il fidato socio Mattia decidiamo di partecipare alla gita organizzata dal corso di alpinismo che stiamo frequentando. Il programma prevede la salita al Monte Alben dal Couloir Albi; un canale di ghiaccio e roccia lungo circa 800 m e classificato come TD con tratti di pendenza 70° / III in roccia.

Naturalmente le che ci guidano sono molto esperte e grazie a loro e alla loro attività di posa sicurezze e corda fissa superiamo il passaggio chiave verso la fine del canale.

Ma andiamo con ordine: partiamo molto prima del sorgere del Sole, mentre i giovani “normali” tornano dalla discoteca, per recarci al santuario del Frassino nel comune di Oneta. Parcheggiata l’auto seguiamo le labili tracce che ci portano ai piedi della parete est dell’Alben.

Qui iniziamo a risalire una grande valanga che è scesa proprio lungo il canale che percorriamo per arrivare
alla base del nostro couloir. A circa metà di questa immensa lingua di indossiamo tutta la necessaria attrezzatura alpinistica, ci leghiamo e prepariamo le piccozze. Adesso inizia la salita vera; con le pendenze che si fanno via via sempre maggiori e con le becche delle piccozze che mordono la dura.

Con Mattia, che apre la via, l’intesa è ottima ed il passo lento, ma costante, ci permette di salire regolari senza bruciare le energie che saranno indispensabili lungo gli 800 m di canale che ci aspettano. All’interno del canale ci sono normalmente alcuni insidiosi salti di roccia, ma le condizioni di straordinario innevamento li hanno praticamente coperti. Grazie a questo fatto possiamo salire senza troppi problemi fino a circa 100 m dall’uscita del canale dove ci si presenta davanti agli occhi il passaggio chiave.

A questo punto lasciamo ai nostri accompagnatori che con abile mossa preparano una corda fissa che
permetterà a tutti di risalire l’insidioso salto senza particolari problemi. Dopo l’ultimo salto ci aspettano i metri finali del canale che salgono ancora con una pendenza di circa 70° per poi sbucare sulla cresta da cui si arriva in breve alla
croce di vetta. Mentre aspettiamo di salire l’ultimo tratto il freddo si fa sentire con forza e, specialmente le mani, iniziano a diventare insensibili. La posizione in cui siamo non permette però di cambiare i guanti fradici e congelati
per mettere le muffole; bisogna tenere duro fino ad una zona in cui sia sicuro fermarsi. Questi momenti sono stati in assoluto i più difficili e dolorosi della giornata, ma una volta messe le muffole e passati i geloni la gioia di essere riusciti nella salita esplode in noi.

Arrivati in vetta oltre alla normale stretta di mano un forte abbraccio esprime la felicità e l’unione che solo due soci di cordata possono condividere. Il panorama è inesistente a causa della nebbia ma la cosa più importante per oggi è essere riusciti a compiere una salita difficile e aver cancellato dalla mente tutte le paure e le angosce che ci hanno assillato nei giorni scorsi. Aspettiamo che tutto il gruppo arrivi in vetta, ci scambiamo i complimenti per la riuscita della salita ringraziando chi ha provveduto a renderla possibile e, mangiato un sano e semplice pane e salame, è il momento di partire per la discesa che ci riporterà alla nostra auto e alla vita di tutti i giorni arricchita da una così bella e forte esperienza di amicizia e di fatica condivisa.

Marco Caccia – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta