San Pellegrino Terme – Dalla magnesia del nonno alla birra del nipote. Tra la nascita del digestivo e la bionda bevanda alcolica ci sta oltre un secolo, in comune ci sono la professione – quella del farmacista – e il luogo, San Pellegrino. Da settembre, sui tavoli di bar e ristoranti brembani e non solo, potrà capitarvi di trovare una «bionda» o un’«ambrata» con marchio «Via Priula-».

Le nuove birre in produzione sono il frutto di 15 anni di esperimenti di Giovanni Fumagalli, quarta generazione di farmacisti a San Pellegrino, nipote di Ermanno Bonapace, colui che, a inizio Novecento, brevettò e produsse la famosa magnesia (inventata da due farmacisti piemontesi già da alcuni anni), brevetto poi venduto alla Società delle Terme che la diffuse come «Magnesia San Pellegrino».

Le prime 600 bottiglie di birra sanpellegrinese, per la verità, arriveranno dagli impianti bresciani del birrificio Babb di Manerbio, a cui il cinquantenne Fumagalli e soci si appoggeranno per qualche tempo: noleggiando l’impianto, producendo, imbottigliando e infustando di persona le birre. In attesa, però, di avviare direttamente la produzione a San Pellegrino. Ma, si sa, nel mondo global, ciò che conta non è il dove si produce ma cosa e il marchio. E in questo caso le etichette saranno in stile liberty di inizio ‘900 (con tanto di stemma comunale e disegni di Stefano Torriani), riprendendo quelle di alcuni prodotti di nonno Ermanno.
«Mio nonno era un tipo eclettico – racconta Giovanni Fumagalli –. Oltre a fare il farmacista fu fotografo, speleologo e alpinista. Già lui, oltre a vari digestivi e alla magnesia, faceva birra in casa. La cosa mi ha sempre incuriosito, fin da ragazzo, anche se conobbi poco mio nonno. È stata l’era di Internet a farmi conoscere il mondo della birra fatta in casa. Mi sono lanciato, ho acquistato le materie prime e ora, dopo 15 anni, con altri quattro soci, apriremo il birrificio».

Come tanti neofiti Fumagalli inizia con il kit pronto all’uso: una miscela di malto e luppolo da mettere semplicemente a fermentare. «Ma l’inventiva è ben poca – dice –. Così, poco alla volta, ho iniziato ad acquistare il luppolo, il malto in grani, a selezionare le materie e a imparare la tecnica di ammostamento. E naturalmente a fare prove su prove, assaggi su assaggi, dall’inizio al prodotto finale». Il piccolo locale vicino alla farmacia diventa un vero e proprio laboratorio di produzione della birra dove Fumagalli trascorre le ore, soprattutto nei turni di notte, a fare miscele ed esperimenti. Al farmacista («una professione – dice – che sicuramente mi ha aiutato in questa avventura»), nel frattempo, si aggiungono altri tre soci: Marco Orfino, 26 anni, barista alla «Caffetteria 52» di San Pellegrino, Mauro Zilli, 38 anni, albergatore dell’hotel «Papa», entrambi appassionati di birra, e Serenella Lancini di Grumello del Monte, moglie del farmacista Luca Manganelli, amico di Fumagalli. Nascono così le prime tre birre del birrificio «Via Priula-San Pellegrino Terme» (in provincia ci sono già altri quattro birrifici): la «Loertis» (luppolo in dialetto bergamasco), una «bionda» di 4,8 gradi che si rifà al disciplinare della birra Pils, quindi la «Bacio», un’ambrata ispirata all’elisir digestivo prodotto dal nonno Ermanno e, ultima nata, la «Camoz», una «scura» ad alta gradazione, ispirata alla «Gonzo» americana.

Una birra, quest’ultima, che prende il nome dal «Camòs», ovvero la guida alpina Bruno Tassi di San Pellegrino, amico di Fumagalli e morto in un incidente stradale pochi anni fa. «Bruno era un personaggio “estremo”, fuori dai canoni – dice Fumagalli – all’apparenza scontroso e difficile, ma rivelava di sé grande generosità d’animo. Un po’ come questa birra “estrema”, perché fuori dagli stili canonici; a guardarla sembra olio combustibile, poi assaggiandola rivela generosamente aromi di caffè e cioccolato dovuti ai malti e a profumi derivati dall’uso di particolari luppoli aromatici». E proprio con la «Camoz» Fumagalli ha vinto recentemente un concorso nazionale per birre fatte in casa in provincia di Cuneo. La migliore premessa per lanciare le birre sanpellegrinesi.

«Inizieremo con 600 bottiglie – dice il farmacista-birraio – proponendole a bar e ristoranti della valle e del Milanese con cui abbiamo già preso contatti. E poi, sempre per legarci al territorio, sperimenteremo birre cosiddette speziate, ovvero con le erbe della nostra valle». La presentazione ufficiale delle prime tre birre sarà alla fiera dal 3 al 5 settembre a Mantova. Poi è previsto il «lancio» anche in un ristorante della cittadina termale. E chissà se «bionde» e «scure» del farmacista-birraio avranno la stessa fortuna della magnesia di nonno Ermanno.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo