Oltre il Colle – «Carissima mamma. Qui sono di nuovo in prima linea ed è anche una posizione assai bruttina e non c’è da illudersi perché da un momento all’altro potrebbe arrivare ciò che mi toglie l’esistenza. Sai che 99,99 volte ci si scappa ma poi quella dei 100 bisogna fermarsi. Qui tutto è con me: freddo, fame, pidocchi, sacrifici di ogni genere eppure ti giuro che sono sereno come le notti invernali, sono candido come un giglio, paziente come una mamma».

Dalla Campagna di Russia
La lettera alla madre è quella ’alpino Angelo Serturini di Alta, scritta il 14 gennaio del 1943 dalla Russia, durante la Seconda guerra mondiale. Il giovane morì dopo qualche giorno.
La lettera è una tra quelle raccolte nel libro «La Russia: cimitero dei nostri ragazzi. 1941-1943. Testimonianze inedite» (Corponove editrice), scritto da Serena Pesenti e Martino Pesenti . Il volume sarà presentato stasera, alle 20,30, nella sala civica di . Raccoglie lettere e fotografie di 21 giovani oltrecollesi, ventenni morti e dispersi nella Campagna di Russia, sedici dei quali della Divisione Tridentina. Riporta anche le testimonianze dei reduci Giuseppe Cavagnis di Serina e Davide Zanchi di Bracca. Ancora, in una lettera del 1942, l’alpino Luigi Tiraboschi di Zambla Alta scrive: «Mamma carissima, bisogna essere lontani per conoscere l’amore che si ha per la propria famiglia, lontani si possono misurare i battiti del proprio cuore. Sì, speriamo proprio di poterti ancora rivedere e riabbracciarti. La vita militare è dura perché il superbo deve abbassarsi, l’orgoglioso deve sottomettersi, ma per chi non è orgoglioso e neanche superbo, la vita militare è bella. Bisogna prenderla come viene».

«Sacro amore per la mamma»
E poi di nuovo alla mamma: «Ancora una volta il mio pensiero corre attraverso lo spazio che ci separa e viene a te portandoti tante e tante cose belle. È il pensiero di un figlio lontano che sempre ti pensa e mai, mai, potrà dimenticarti perché l’amore che si dà alla propria mamma è una cosa che sta sopra tutte le altre, è una cosa che con la lontananza, poi, si purifica, si ravvia e diviene una cosa sacra a Dio».
Tarcisio Bottani, presidente del culturale della , nella presentazione del volume scrive che «questo libro diventa uno strumento importante di riscossa umana e civile, un invito rivolto in particolare alle giovani generazioni, affinché divengano consapevoli del dramma di un’epoca ancora relativamente vicina e sappiano mantenere e presidiare la libertà e la pace così faticosamente conquistata».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo