Spettabile redazione, l’articolo apparso su L’Eco qualche giorno fa sul Rifugio Madonna delle Nevi, non ha lasciato indifferente me, né credo, tutti coloro che – oggi sulla cinquantina – hanno passato qualche periodo di vacanza in quel luogo. Personalmente, vi ho trascorso le mie due settimane di ferie annuali nelle estati del 1968 – 69 – 70 – 71 , e ne ho un ricordo indelebile. Le emozioni vissute sono di tipo sicuramente diverso rispetto ai gruppi che frequentano oggi il rifugio. Gli anni poi colorano di particolare intensità le esperienze (È vero, erano altri tempi. Già le vacanze erano un lusso, almeno in casa mia. Figuriamoci staccarsi dalla vigilanza famigliare! Aspetti che praticamente non esistono più). Al tempo la struttura era più spartana di quanto è ora: telefono – fisso – da usarsi solo per emergenze estreme, solo acqua fredda per lavarsi, solo bagni esterni alle stanze, niente televisione.

C’era però tempo per stare in compagnia senza altre distrazioni, cantare la sera in terrazza fino a tardi, parlare con i Don fino a mattina, fare lunghe nei dintorni, creare amicizie durate una vita. Una cosa voglio qui ricordare, splendida: la sveglia al mattino era data dalle campane della chiesetta che suonavano festose, seguite dall’Ave Maria di Schubert che don Giuseppe ci diffondeva con il microfono legato al giradischi. L’effetto era grandioso! Il suono si diffondeva ovunque: sulla terrazza, entrava nelle stanze, negli zaini pronti per la partenza, penetrava nell’anima, era tutt’uno con la bellezza del posto, e dava sacralità ad ogni azione.

Ogni tanto salgo di nuovo, a piedi da , fino là: ritornare al , dopo tanti anni, porta in sè uno struggimento particolare, che non è il rimpianto del tempo passato: è la consapevolezza di ciò che ho avuto in quel periodo, che mi è rimasto nel cuore, e di cui devo ringraziare i vari Don presenti in prima linea, in primis don Giuseppe Martello, e tutti coloro che contribuirono all’andamento delle varie giornate. È una fortuna che ancora viva il rifugio , e che, aggiornato negli strumenti e nei metodi, continui ad essere accogliente e punto di riferimento.

Bruna Boselli – Lettere al L’Eco di

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