San Pellegrino Terme – Da , Lecco, Cremona, Lodi, Pavia e Brescia, per diventare chef o camerieri provetti. L’istituto di San Pellegrino attira sempre più studenti da fuori – circa un centinaio le richieste ogni anno – nonostante nel resto della Lombardia ci siano altre scuole analoghe, magari appena «fuori casa». L’istituto scolastico superiore della Brembana scoppia di alunni e gli spazi, rispetto alle esigenze, sono insufficienti; seppure anche da quest’anno proprio la scuola di viale della Vittoria si sia ampliata, con la realizzazione di un nuovo piano, dove sono state ricavate altre cinque aule.

«Il nome è garanzia di qualità»
Il numero di studenti, quest’anno, ha toccato quota 894, mai così tanti (se escludiamo gli anni in cui la scuola aveva anche la sede staccata di Nembro) nella storia dell’istituto, nato nel 1962, quando in Italia c’erano solo una ventina di scuole del genere. Studenti che arrivano un po’ da tutta la regione (quest’anno sono un centinaio gli iscritti da fuori ) per imparare l’arte sopraffina del cuoco, ma anche per diventare operatore di sala-bar, ricevimento o esperto in marketing turistico. «A Milano – spiega il dirigente scolastico Silvana Nespoli – ci sono due istituti alberghieri storici e tre nuovi, e poi ci sono quelli di Erba, Crema e Brescia. Ma ogni anno le richieste di iscrizione a San Pellegrino da parte di studenti fuori provincia aumentano, anche da coloro che magari hanno una scuola a pochi chilometri da casa. Richieste che dipendono dall’alta qualità della didattica proposta, dalla tradizione e dalla storicità del nostro istituto che, anche solo grazie al nome, dà maggiori possibilità sul mercato del lavoro. Una scelta che ci riempie di orgoglio e ci sprona a fare sempre ».

In convitto o in appartamento
E i ragazzi che arrivano oltre i confini bergamaschi chiedono ospitalità nei due convitti della cittadina termale, gestiti dalla Provincia all’ Avogadro (femminile) e all’ Italia (maschile), ma gli 80 posti disponibili non sono mai sufficienti. «Perché prima ospitiamo chi arriva dai paesi più lontani della nostra provincia – continua la preside – poi accettiamo chi arriva da fuori». Ma sono decine i ragazzi che, da altre province lombarde, chiamano all’istituto di San Pellegrino per trovare un posto in convitto e rinunciano in partenza per le poche possibilità di avere alloggio, oppure rimangono poi esclusi per mancanza effettiva di posti. Mentre qualche ragazzo, nonostante le difficoltà, sceglie comunque di venire all’istituto di San Pellegrino, alloggiando poi in appartamento o in albergo. Boom di studenti, quindi, e gli spazi restano pochi. Da quest’anno l’istituto si è ampliato, alzandosi di un piano e portando le classi prime da 9 a 11.

«Serve una scuola a Bergamo»
Ma, a fronte di 39 classi, le aule a disposizione sono solo 23 e la scuola non ha ancora un’aula magna e una palestra (viene utilizzata quella comunale, vicino al campo sportivo). «Di fatto gli studenti non hanno una loro aula fissa – continua la preside – ma ruotano continuamente, utilizzando anche i tre laboratori di informatica, quello di lingue, di tecnica alimentare e le tre cucine (una quarta, con tecnologie avanzate, è in dirittura d’arrivo, ndr). Il problema degli spazi insufficienti, quindi, nonostante l’ampliamento dell’istituto, rimane. Da questo punto di vista l’ipotesi avanzata qualche tempo fa di far nascere un istituto alberghiero in città era valida e avrebbe risolto alcuni problemi. Scelta che, peraltro, a mio parere, non avrebbe tolto studenti a San Pellegrino, il cui bacino d’utenza sarebbe comunque rimasto molto ampio».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco d Bergamo

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