Pietro Magnolini è presidente lombardo dell’Anef, associazione di categoria che riunisce gli esercenti funiviari a vocazione prevalentemente turistica. Traccia un bilancio al limite del drammatico: la crisi e un inverno secco come non mai mettono a rischio la stessa sopravvivenza di alcune stazioni.

Magnolini, com’è la situazione?
«La stagione è negativa per tutti, con perdite dal 5 al 50%. Tengono i grandi comprensori sciistici, che offrono un’ampia offerta alberghiera e piste innevate artificialmente. Registrano perdite inferiori al 5% il consorzio Adamello in alta Vallecamonica e i comprensori della Valtellina come Bormio, Livigno e Santa Caterina. Per tutti gli altri è un bagno di sangue: a soffrire sono soprattutto le stazioni più piccole, a quote piuttosto basse e contraddistinte da un pendolarismo che porta gli sulle piste per un giorno, due al massimo».

È il caso di quasi tutte le bergamasche…
«Purtroppo sì. A contenere i danni è soltanto il consorzio Ski, in , con un calo del 15% rispetto allo scorso anno. Le stazioni di Valle di Scalve e stanno soffrendo parecchio, con perdite fra il 25 e il 30% per Presolana-Monte Pora, superiori nelle restanti località. Fanno peggio soltanto le bresciane Borno e Montecampione: meno 50% rispetto al 2010».

Quali sono le cause?
«Anzitutto il meteo: l’inverno è partito male e proseguito anche peggio… Un dicembre senza , un gennaio caldo e un febbraio o troppo freddo o troppo caldo. Il disgelo è già partito e in questi giorni si vede la arretrare a vista d’occhio. Le avverse condizioni meteo hanno, però, soltanto aggravato il bilancio della crisi economica generale, che per le società impiantistiche si è tradotta in minori introiti e maggiori spese di gestione. Su tutte l’aumento dei carburanti e le spese per la artificiale».

Prospettive?
«Ormai penso sia impossibile recuperare la stagione. Gli anni scorsi, in un modo o nell’altro, si rimandava la chiusura fino a Pasqua ma questa volta saranno in pochissimi a farlo: la neve scarseggia pressoché ovunque, soprattutto in quelle stazioni (vedi Colere, ndr) coperte solo in parte da impianti di innevamento artificiale. Certo, la neve naturale potrebbe ancora cadere ma ormai siamo a marzo e difficilmente, con la terra calda e un fondo pressoché assente, basterà a raddrizzare la stagione. Se arrivano inverni come questo sono batoste, che nel giro di qualche anno potrebbero mettere in pericolo la sopravvivenza stessa di alcune stazioni».

La situazione Impianti Ski della Valle Brembana